Palermo (Aier): «Nessuna estorsione, solo una consulenza»

Processo Aemilia, l’arringa del difensore: «Già liberato dal Riesame, va assolto»

REGGIO EMILIA. «Alessandro Palermo ha solo svolto la sua attività professionale di consulente d’azienda e non ha partecipato ad alcuna estorsione. Lo ha riconosciuto il Riesame quando ha deciso di scarcerarlo e pertanto chiedo che sia assolto anche da questo tribunale».

L’avvocato Rosanna Beifiori nel corso della sua arringa difensiva al processo Aemilia, in corso con rito abbreviato a Bologna, si è soffermata a lungo e in modo dettagliato sulla tesi che aveva già espresso nelle scorse settimane. Per Palermo, per un certo periodo direttore dell’Aier (l’Associazione degli imprenditori edili reggiani), la procura ha chiesto 9 anni di reclusione.

Il legale ha fatto riferimento alla sentenza del Riesame di Bologna che ha rimesso in libertà Palermo «escludendo esplicitamente i gravi indizi di colpevolezza, affermando che aveva svolto solo la sua attività professionale e rimettendolo immediatamente in libertà. Tale decisione non è mai stata impugnata dalla Dda di Bologna e sulla stessa si è formato il cosiddetto “giudicato cautelare”». L’avvocato ha ricordato che il gup che sta celebrando il giudizio abbreviato «è chiamato a giudicare la posizione di Palermo sulla base di elementi che sono, né più né meno, gli stessi già valutati dal Tribunale del Riesame ».

Palermo è imputato per estorsione in concorso con la commercialista bolognese Roberta Tattini e Antonio Gualtieri nei confronti di un imprenditore bergamasco. Ieri in aula hanno parlato anche i legali degli altri imputati coinvolti nella stessa vicenda. Per Antonio Gualtieri, ex numero due dell’Aier, ha preso la parola Mattia Fontanesi, difensore del calabrese insieme a Antonio Managò di Reggio Calabria.

Fontanesi nella sua arringa ha contestato l’accusa mossa al suo assistito di essere uno dei capi del clan emiliano: il legale ha detto che non c’è alcuna prova della sua partecipazione a questa associazione. Fontanesi ha poi detto che con l’imprenditore bergamasco, la presunta vittima dell’estorsione, c’era un accordo, tanto che la stessa vittima si recava periodicamente in ufficio da Gualtieri per mettersi d’accordo sul recupero di un credito.

A Gualtieri è stato anche contestato il porto abusivo d’arma, che però non è mai stata trovata e di cui si parla solo in un’intercettazione ambientale. «Mancano altri riscontri», ha detto il legale. (j.d.p.)