Ferita dall’altalena, Comune condannato

Boretto: risarcimento di 41 mila euro per una bimba di 7 anni che si ruppe un braccio al parco pubblico in golena

BORETTO. L’altalena non a norma era stata installata dai titolari di un ristorante sul terreno demaniale dato in concessione al Comune di Boretto. Per questo il giudice ha condannato l’ente locale a risarcire con oltre 41 mila euro una bimba di sette anni che la sera del 30 maggio 2010 si ruppe un braccio mentre giocava nel parco della golena. Il cospicuo risarcimento è arrivato al termine di una causa civile promossa dall’avvocato Mauro Intagliata.

In quell’incidente la bambina aveva subìto la lussazione del gomito sinistro con frattura del condilo omerale laterale. La consulenza tecnica ha stabilito che la minore ha riportato un’invalidità del 10%.

La piccola, al momento dell’incidente giocava con la cuginetta e un’amica sull’altalena posta nel parco giochi adiacente all’Hotel del Po, quando rimase incastrata col braccio sinistro tra il piantone e il sedile dell’altalena stessa.

Il Comune con i suoi legali si è sempre opposto alla richiesta risarcitoria perché le giostre erano state posizionate dai ristoratori e dunque, sosteneva, spettava a loro la manutenzione. Inoltre l’ente locale aveva sostenuto che la colpa fosse dei genitori che non avevano sorvegliato adeguatamente la bambina.

Il tribunale di Reggio Emilia invece ha riconosciuto la responsabilità del Comune perché l’area giochi è adibita a parco comunale: una circostanza che fa scattare «la sussistenza dell’obbligo di vigilanza, che include tutte le cautele atte a evitare danni all’utenza». Tra l’altro, ha sottolineato l’avvocato Intagliata, dopo l’incidente l’amministrazione locale ha provveduto alla rimozione delle attrezzature e le ha sostituite con altre «perfettamente a norma».

Il giudice non ha invece ritenuto che i ristoratori debbano risarcire alcunché.

Al momento dell’incidente la bambina stava spingendo la sorella e un’amica sedute sull’altalena quando rimase incastrata con il braccio sinistro. I successivi accertamenti hanno fatto emergere che quelle attrezzature erano «evidentemente prive dei necessari requisiti di sicurezza».

Alla fine, la natura pubblico-comunale del parco è stata ritenuta dal magistrato che ha emesso la sentenza come l’aspetto principale da tenere in considerazione.

«Il fatto che i manufatti siano stati posizionati sul suolo pubblico da parte di un soggetto privato non fa per ciò solo venire meno il dovere di custodia dell’ente proprietario, quale soggetto avente la disponibilità di fatto e giuridica dell’area e di quanto sulla stessa insiste».

Il risarcimento sarà messo a disposizione della ragazza che potrà usufruirne quando sarà maggiorenne.

Per la quantificazione del risarcimento il giudice si è attenuto ai parametri elaborati dal tribunale di Milano e recepiti anche da quello di Reggio Emilia.