Aereo ritrovato nel mare di Sicilia ci riporta alle Reggiane

Reggio Emilia, l'aereo da guerra fu abbattuto il 14 agosto 1942 e il numero di matricola è quasi una firma

REGGIO EMILIA.“Secondo i testi di Sergio Govi, concittadino e scrittore dei volumi ormai introvabili sulla storia aeronautica Reggiane, la matricola MM21184 ci riporterebbe a Reggio Emilia dove furono costruiti oltre 400 di questi aerei, ma dobbiamo attendere che ci venga confermata”.

Così Adriano Riatti, dell'Archivio digitale Omi Reggiane-Unimore, a proposito del rinvenimento del relitto dell’aereo Savoia Marchetti abbattuto dai Caccia inglesi durante la II Guerra Mondiale, il 14 agosto del 1942.

Il relitto è stato trovato a 38 metri di profondità al largo di Sciacca e ad annunciarlo è stata la Soprintendenza del mare. Il video e le foto del ritrovamento del Savoia Marchetti 79 sparviero, impiegato in tutto il Mediterraneo prima come bombardiere e poi come aereo silurante,sono stati presentati ieri al circolo culturale di Sciacca.

Era il 14 agosto 1942 quando il velivolo Savoia Marchetti con al comando del pilota tenente Alfonso Battistini, cadde a poche miglia nel mare di Sciacca. Battistini, incaricato di perlustrare la zona di mare antistante Pantelleria, decollò quel giorno dall'aeroporto di Sciacca.

La sfortuna volle che i caccia Bf 109 del JG 53 Pik Ass, presenti in zona, rientrassero alla propria base per mancanza di carburante, mentre i Macchi 202 dei comandanti Remondino e Fanali risultavano impegnati in azioni contro il naviglio nemico. Gli inglesi con gli Spitfire e i bimotori Beaufighter dotati di radar, localizzarono il solitario Savoia Marchetti 79 e gli si avventarono contro. Il pilota Zaccardelli ebbe appena il tempo di rispondere all'attacco con le armi di bordo, quando un Beaufighter del 235 Squadron, con i suoi micidiali cannoncini da 20 mm, colpì il velivolo italiano, facendolo precipitare in mare.

L’aereo, della seconda guerra mondiale è adagiato su un fondale limoso con poca visibilità a nove miglia da Sciacca - ha detto ieri Riccardo Cingillo, organizzatore del progetto Ombre dal fondo e documentarista - con la parte anteriore in direzione verso terra. La parte superiore risulta fortemente danneggiata probabilmente da diverse reti da strascico. Entrando all’interno in mezzo a grovigli di cavi e lenze si intravedono alcuni strumenti e una bombola di ossigeno utilizzata dai piloti. L’ispezione visiva ha rilevato che non sono presenti resti umani e residui bellici”.