Banche, la salvezza va ricercata nel passato

Nella primavera del 1859 con lo scoppio della seconda guerra d’indipendenza italiana il Ducato di Modena e Reggio Emilia era in pieno tumulto: il vigore dello spirito risorgimentale coinvolgeva non più solo le elites ma vasti strati della popolazione. L’incertezza legata al collasso dello stato estense generava, tuttavia, non poche preoccupazioni: la macchina amministrativa che si fermava, le casse pubbliche disastrate. A Reggio si generò anche il panico tra i depositanti della locale Cassa di Risparmio.

La paura di una confisca da parte del Duca portò una folla di depositanti a ritirare i propri soldi dalla Banca. Per fermare questa pericolosa emorragia ci volle l’intervento di Pietro Manodori, fondatore della Cassa e una delle figure di riferimento della vita cittadina.  Manodori si presentò, in una giornata dedicata ai ritiri delle somme, direttamente accanto ai cassieri per rasserenare il pubblico. Poi versò le sue disponibilità nella banca: “ci mise la faccia” insomma ed anche le proprie sostanze. Convinse poi a versare liquidità nella Cassa di Risparmio anche alcuni tra i personaggi più in vista della città come Amadio Levi. Il 1859 fu un anno difficile ma Manodori riuscì a consolidare il “capitale di fiducia” dei cittadini reggiani intorno alla giovane Cassa di Risparmio.

La corsa a ritirare i soldi dagli sportelli è una costante nella storia delle crisi bancarie. E’ una paura che ha coinvolto spesso i grandi e i piccoli risparmiatori: nel 1300 il Banco dei Bardi e quello dei Peruzzi ( le due grandi banche sistemiche dell’epoca) subirono il mancato pagamento dei crediti da parte di Edoardo III d’Inghilterra: il Regno di Napoli ed il Papato intuendo le difficoltà delle due banche ritirarono i propri depositi presso di esse: collassò l’intero sistema bancario fiorentino.

responsabile Emilia Romagna Banca Albertini Syz

Per tornare invece ad un periodo recente, molti ricorderanno le immagini televisive del 2008 in cui venivano riprese le lunghe file dei risparmiatori in Inghilterra che volevano ritirare i propri soldi dagli sportelli della banca Northern Rock: il governo inglese fu costretto a nazionalizzare la banca per salvarla.

La lezione dell’intervento di Pietro Manodori nella primavera del 1859 è dunque di grande attualità: le banche “si fondano” sulla fiducia dei risparmiatori. Dal 2016 questa “fiducia” sarà messa a dura prova nei paesi dell’eurozona. La nuova normativa sul bail-in coinvolgerà nei salvataggi non solo gli azionisti di una banca ma anche gli obbligazionisti (tutti) e persino i correntisti, pur restando ferma la garanzia dei depositi fino a 100.000 euro. La nuova normativa impone un cambio di paradigma, ma è un cambiamento pericoloso. Dal 2008 ad oggi la Germania ha speso centinaia di miliardi di euro per salvare una buona fetta del suo sistema bancario, l’Austria ha fatto altrettanto, l’Irlanda ha salvato le sue banche per salvare se stessa.  Dal 2016 ciò non sarà più possibile, anche per quei Paesi come l’Italia che non hanno dovuto “spendere” enormi quantità di denari per salvare le proprie banche.

Nel sistema bancario italiano vi sono state e vi sono molte mele marce e numerosi casi di cattiva gestione. Ma occorre ricordare la preziosa lezione di Guido Carli, ex Governatore della Banca d’Italia: "Io giudicavo che la liquidazione delle banche sarebbe stata una lacerazione profonda, e avrebbe comportato una perdita di credibilità per l'intero sistema bancario italiano. L'obiettivo era quello di salvare le banche, e non il banchiere".

La questione è pertanto molto seria: non basta più constatare che lo “spirito” dei Kohl, dei Mitterrand, dei Delors è svanito, sostituito oggi dallo strapotere della Merkel e dei vari Weidmann, con la loro cerchia di mastini finlandesi, olandesi che giocano a fare i duri con i paesi mediterranei e con la nostra Italia, ancora forte industrialmente (seconda manifattura d’Europa) ma debole politicamente. Occorre riflettere sulle conseguenze che comporta la normativa sul “bail-in” per il nostro Paese: se dovesse verificarsi una nuova crisi come quella del 2011 cosa succederebbe alle nostre banche? Partirebbe una fuga dei depositi? Chi ricapitalizzerebbe il sistema bancario italiano?  Interverrebbe la troika, quella che ha fatto disastri in Grecia?

Non possiamo sacrificare sull’altare del “vincolo europeo” anche quello che di buono abbiamo in Italia. Sicuramente non possiamo sacrificare la nostra Costituzione. E neanche la “salute” della nostra economia: avere banche solide è essenziale per avere una economia sana e vigorosa. Se dobbiamo scegliere tra Weidmann e Calamandrei non abbiamo dubbi: noi scegliamo Calamandrei  e i nostri padri costituenti che recepirono la necessità di “scolpire” nella nostra Costituzione la  tutela del risparmio.