“Crediti deteriorati”: al Banco Emiliano ora servono 20 milioni

Dopo la perdita arriva un maxi prestito per puntellare i conti. Alai: «Situazione affrontata responsabilmente: siamo solidi»

REGGIO EMILIA. Venti milioni di euro stanno entrando nel forziere del Banco Emiliano. Si tratta di due prestiti obbligazionari da 10 milioni di euro ciascuno, soldi giunti in “aiuto” dalle altre banche della federazione regionale su indicazione della Banca d’Italia.

Un’operazione che serve per puntellare il patrimonio del Banco Emiliano dopo la maxi perdita dovuta iscrivere a bilancio nel 2014 per un importo di quasi 14 milioni di euro, nata dalle svalutazioni dei crediti deteriorati, quelli concessi ai clienti reggiani ma che non sono più stati restituiti .

La sottoscrizione della prima tranche del prestito obbligazionario «istituzionale» - che esclude quindi i piccoli risparmiatori - si è già conclusa positivamente, come detto, con l’intervento del sistema delle banche di credito cooperativo dell’Emilia-Romagna a favore di Banco Emiliano per 10 milioni di Euro.

«Si completa così la prima parte di un riconoscimento rivolto alla nostra banca per il significativo onere di bilancio sostenuto per sanare situazioni pregresse che, se non affrontate responsabilmente, avrebbero potuto determinare pesanti conseguenze, anche d’immagine, per tutta la cooperazione di credito regionale» è stato lo sfogo del presidente della Banca, Giuseppe Alai, che pochi giorni fa ha inviato una lettera ai 18.700 soci dell’istituto nato dalla fusione tra Banca Reggiana e la Banca di Cavola e Sassuolo, terminato nel settembre del 2013.

L’unione delle due realtà ha messo sotto la stessa insegna 40 filiali nelle province di Reggio Emilia (28), Parma (5), Modena (5) e Mantova. Poi sono venuti a galla problemi pregressi, soprattutto sui crediti deteriorati messi all’indice a livello nazionale dalla Banca d’Italia, che ha imposto anche al Banco un massiccio piano di svalutazioni e accantonamenti da effettuare tutti d’un colpo, portando alla prima storica perdita a bilancio per i due istituti.

Nei prossimi sei mesi le bcc della federazione regionale hanno previsto la sottoscrizione di una seconda tranche destinata al rafforzamento del capitale della banca.

«Con questa operazione il nostro patrimonio resta così inalterato anche dopo gli accantonamenti effettuati sul credito deteriorato e ne assorbe interamente le riduzioni intervenute» precisa Alai. A conferma ci sono i dati emessi il 29 dicembre scorso dalla Banca d’Italia: il coefficiente di capitale primario minimo richiesto al 7% è al 10,45% nella banca reggiana mentre il coefficiente di capitale complessivo richiesto in misura non inferiore al 10,6% è all’11,45%. I fondamentali quindi ci sono, a differenza di altre banche concorrenti «con requisiti formalmente in regola, ma con centinaia di milioni di euro di pericolosi subordinati emessi» e che stanno cercando «di approfittare del momento» taglia corto Alai.

Il nodo scoperto nel sistema del credito cooperativo è legato in queste settimane anche al doloroso salvataggio di alcuni istituti, Banca Etruria in primis. «Possiamo serenamente affermare - dice Alai - che nel sistema del credito cooperativo nessun depositante ha mai perso nulla e i subordinati sono sempre stati tutti rimborsati dalle stesse banche o dalla mutualità interna al sistema bcc. Queste affermazioni le possono fare solo le Bcc perché, in rispetto del provvedimento “salva banche”, siamo anche andati ad aiutare i depositanti di altre banche spa e popolari, mentre il contrario non è mai avvenuto».