Alla Acme un maxi fondo per la ricerca farmaceutica

La Camera di Commercio assegna 50 mila euro all’azienda di Cavriago per lo sviluppo di un’innovativa cura odontoiatrica

CAVRIAGO. La Camera di Commercio di Reggio quest’anno ha deciso di investire sul settore della medicina finanziando una parte del progetto Novoss portato avanti dalla Acme Drugs S.r.l. di Cavriago, azienda specializzata nel settore farmaceutico veterinario. Cinquantamila euro sono stati stanziati dalla Camera di Commercio di Reggio a fondo perduto per la ricerca di Acme Drugs che in questo caso non ha come beneficiari gli animali, ma gli esseri umani.

«Questa ricerca nasce da un prodotto, la molecola di stanozololo, che veniva usata anni fa nella medicina veterinaria i cui effetti servivano per aiutare la calcificazione delle ossa, soprattutto a livello ortopedico – racconta Paolo Predieri, titolare di Acme Drugs – Con l’avvento delle nuove tecnologie mediche poi la molecola è caduta in disuso, ma noi oggi la riscopriamo per i suoi effetti clinici da applicare anche nella medicina umana».

Come viene utilizzato lo stanozololo oggi?

«Lo stanozololo è una molecola che, come dicevo prima, veniva utilizzata soprattutto in ortopedia per curare le fratture grazie alla sua proprietà di stimolare la mineralizzazione del tessuto osseo, la calcificazione delle ossa. Oggi ritroviamo interesse per lo stanozololo nel trattare i difetti del tessuto osseo. La nostra sperimentazione Novoss si concentra sul campo dell’odontoiatria, in particolare nella pratica degli impianti.

"Capita infatti che l’osso che deve sostenere l’impianto dei denti sia deficitario e quindi non adatto a sostenere questo tipo di intervento. La nostra sperimentazione punta a sostituire il tessuto debole con un osso mineralizzato, rinvigorito, che sia in grado di sostenere l’impianto, abbattendo il rischio di rigetto. Nel dettaglio si tratta di inserire la molecola di stanozololo nello scaffold di chitosano, un’applicazione riassorbibile che viene introdotta».

In cosa consiste la vostra sperimentazione?

«Si tratta di mettere a punto il prototipo per poi avviare una produzione industriale di questo scaffold in chitosano – spiega Paolo Predieri – In questo senso la Camera di Commercio ci ha appoggiato con il massimo contributo ovvero 50mila euro, un piccolo aiuto rispetto al costo di questa sperimentazione, ma per una media impresa vuol dire molto».

Che giovamenti darà questa sperimentazione?

«Sicuramente ridurrà il fastidio e in molti casi la sofferenza di dover subire più interventi odontoiatrici, senza dimenticare le patologie che ne possono conseguire. Quando un impianto non attecchisce bene infatti le problematiche sono varie, la prima è il dolore. Con l’utilizzo della molecola di stanozololo si ha la possibilità di ridurre al minimo il rischio di rigetto, potendo operare su un tessuto osseo ben calcificato e pronto a sostenere in toto l’impianto dentale. Questa ricerca però non finisce qui.

"Abbiamo parlato del campo odontoiatrico poiché è quello su cui ci stiamo concentrando in questo momento, ma lo stesso discorso può valere anche per il rimpiazzamento delle ossa deboli dovute a traumi o fratture, come del resto già anni fa veniva impiegata questa molecola. In questo modo sicuramente aumenterà la qualità della medicina umana, affiancando le tecnologie che nel frattempo sono progredite. È un forte passo avanti per la medicina che potrà lavorare meglio sul tessuto osseo.

"C’è da tener conto infatti che oggi la popolazione tende ad essere più anziana quindi le problematiche legate alle ossa sono sempre più all’ordine del giorno. Avere la possibilità di rafforzare i tessuti ossei e curare in modo più veloce ed efficace le fratture e i difetti dello scheletro è un grande vantaggio».

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