Nuove piste ciclabili, boom di richieste a Reggio Emilia

Ma i costi di nuovi interventi non sono più sostenibili e così nei quartieri e nelle frazioni si cercano soluzioni alternative

REGGIO EMILIA. Con i suoi oltre 200 chilometri di piste ciclabili, Reggio è da qualche anno una delle città più ciclabili d’Italia e per gli amministratori locali di casa nostra questo è - insieme - un motivo d’orgoglio, ma anche un cruccio. Perché quel primato, oggi, appare oggettivamente difficile da mantenere.

Sono alle spalle, infatti, i tempi in cui la giunta del comune capoluogo poteva programmare nuove piste ciclabili in ogni quartiere o frazione. Ora i soldi scarseggiano e questo tipo di programmazione non è più possibile. Il guaio è che i reggiani, in questi decenni, sono stati abituati bene e giustamente non hanno smesso di rivendicare il loro pezzo di ciclabile.

LAVORI IN CORSO. Invero, anche in queste settimane ci sono cantieri aperti: a Bagno, ad esempio, dove si sta costruendo l’ultimo pezzo di pista ciclabile. Si tratta dell’unica pista ciclabile prevista nel piano triennale degli investimenti, insieme a quella di Codemondo che però è in gran parte finanziata dalla Regione, sulla scorta di accordi presi in tempi di vacche decisamente meno magre di adesso.

Per il resto è tutto nei desiderata dei cittadini che continuano a reclamare il loro collegamento ciclabile. E’ il
caso della recente raccolta di firme dei cittadini di via Bassetta, che vogliono - lungo la strada che collega Reggio a Cavriago, un percorso in sicurezza per le bici.


Difficilmente l’avranno, almeno secondo le loro richieste: il Comune ha proposto loro un’alternativa, decisamente meno dispendiosa di quanto non sia la costruzione ex novo di una ciclabile. E l’alternativa è attrezzare - con restringimenti della carreggiata e rallentatori una strada che corre parallela a via Bassetta, via Gambetti, che nel territorio di Cavriago diventa via Guardanavona. «Trasformare una strada lunga due chilometri in una ciclabile attrezzata in sede propria - spiega l’assessore alla mobilità Mirko Tutino - costerebbe oggi un milione di euro. Una cifra di cui non disponiamo, mentre l’adeguamento di via Gambetti, che dista circa 200 metri da via Bassetta, sarebbe fattibile con poche migliaia di euro».

SI FA COME SI PUO’. Difficile che ai cittadini di via Bassetta possa andar bene quello che è oggettivamente un “ripiego” rispetto all’ipotesi iniziale di una pista ciclabile che pure i predecessori di Tutino e Vecchi avevano promesso. «Nessuno scandalo in questo senso - puntualizza Tutino - all’epoca i cui queste garanzie sono state date, quelle erano promesse realizzabili. Oggi dar corso a tutte le richieste attualmente sul tavolo da parte dei cittadini significherebbe rinunciare per quattro o cinque anni ai lavori di sistemazione delle strade».

L’ELENCO DELLE RICHIESTE. Già perché l’elenco delle piste ciclabili che i quartieri e le frazioni reclamano è davvero lungo: si va dall’annosa questione di via Settembrini dove il Comune ha tuttavia risolto con la tanto discussa installazione di un pilomat alla richiesta della messa in sicurrezza di via Anna Frank a Sabbione , fino a collegamenti tra frazioni vicine, o tra le frazioni e la città.

Si stanno da tempo raccogliendo firme anche per un collegamento ciclabile in sicurezza tra Bagnolo e Reggio, ma i cittadini chiedono collegamenti anche tra Massenzatico e la città, fino a tratti più brevi che collegano due frazioni vicine, come Coviolo e Rivalta e un tratto che colleghi Corticella e Bagno.

GLI ACCORDI DI QUARTIERE. Tutte richieste, queste, che oggi hanno scarsissime possibilità di essere accolte, «ma ciò non significa che i cittadini non abbiano il diritto di formularle», sottolinea l’assessore alla partecipazione e alla cura dei quartieri Valeria Montanari, protagonista nel primo anno della giunta Vecchi della stipula di una serie di “accordi di cittadinanza” che vanno proprio nella direzione di far incontrare lerichieste dei cittadini e le possibilità dell’ente locale.

«Negli accordi di cittadinanza - dice l’assessore - non sono previste le piste ciclabili proprio perché vogliamo, con la partecipazione dei cittadini, portare a casa risultati concreti in tempi certi. Questo non significa che ci si possa limitare a dire che non ci sono soldi. Il nostro impegno di amministratori dovrà essere quello di andare a caccia di finanziamenti a tutti i livelli e anche per questo non deve venir meno la progettualità, compresa quella dal basso».

ALTERNATIVE LOW COST. Del resto, in questi anni - per usare una metafora cara al sindaco Luca Vecchi - l’asticella sia è alzata e non si può contemporaneamente chiedere ai cittadini di usare di più la bici e poi non metterli in condizioni di poter girare su due ruote.

«In questo senso - spiega l’assessore Montanari - proprio nelle riunioni nei quartieri nascono proposte interessanti. Ad esempio ai tavoli dell’accordo per le frazioni di Masone, Marmirolo e Roncadella è uscita proposta di utilizzare le cosiddette green way, le strade non asfaltate che si incontrano nelle nostre campagne per i collegamenti tra le diverse frazioni e ville. Si tratta di coinvolgere i proprietari e l’amministrazione è al lavoro. Poi - dice ancora l’assessore - ci sono anche altre possibilità che magari richiedono spese comunque più sostenibili. Penso ad esempio alla possibilità di realizzare un tratto di percorso ciclabile sull’argine di un canale di bonifica, tra Masone e Marmirolo. Si tratterebbe di metterlo in sicurezza con una  staccionata e poche altre opere dai costi tutto sommato limitati».