“Bella Ciao” in classe a Scandiano, l’ira del centrodestra

La replica di Istoreco sull’iniziativa del Boiardo: «Macché cori dei ragazzi, erano solo filmati dell’epoca»

SCANDIANO. Un canto che fa discutere, anche se sentito tramite un video e non fatto intonare agli studenti. Lunedì mattina la scuola media Boiardo di Scandiano ha ospitato un incontro di approfondimento storico con Mirco Carrattieri, ex presidente e attuale collaboratore di Istoreco, istituto per la storia della Resistenza.

Un incontro che Carrattieri ha fatto a titolo personale, come introduzione a un percorso teatrale per gli studenti, in programma nei prossimi mesi, in cui si è parlato di Resistenza davanti a due classi terze. Al termine, è stato proiettato uno spezzone di filmato del 1945, in cui diverse persone cantano “Bella Ciao”.

La consigliera comunale di centrodestra Elena Diacci critica l’iniziativa sostenendo che un «rappresentante di Istoreco, invece di parlare delle nostre radici cristiane o di Babbo Natale, ha fatto intonare tutti in coro la canzone "Bella Ciao"».

Per la Diacci, sarebbe stata una scelta inopportuna; un modo «alquanto discutibile di utilizzare l’istituzione scolastica per fini partitici e ideologici, vista la chiara caratterizzazione politica che la canzone stessa palesemente ha, per quanto le strofe originali fossero rivolte ad altre realtà». Per la rappresentante del centrodestra in Comune, è «ora che le cose cambino, anche a Scandiano! Basta canzoni partigiane, torniamo alle canzoni natalizie».

L’istituto storico Istoreco smentisce però la ricostruzione della Diacci: «All’inizio e alla fine dell’incontro sono stati mostrati degli spezzoni di filmati d’epoca. In uno dei filmati conclusivi si vedono persone che, nel 1945, cantano “Bella Ciao”. Tutto qui. Forse la consigliera Diacci avrebbe dovuto informarsi meglio, prima di raccontare una versione non corretta di quanto realmente avvenuto. Nessuno ha fatto cantare in coro “Bella Ciao” agli studenti. E, peraltro, non si capisce quale sarebbe il “caso”».

Istoreco si dichiara «fiero di parlare di antifascismo e di Resistenza, di favorire la diffusione di questi valori che sono parte fondante della Costituzione italiana, e quindi radici dello Stato italiano, anche nel mese di dicembre». Periodo in cui casi simili – si pensi a Rozzano o, in piccolo, a Toano, nella nostra montagna – vengono sempre fuori per poi finire ridimensionati.

«A dicembre non è obbligatorio parlare solo di temi natalizi, e non si capisce perché un incontro formativo sulla Resistenza si dovrebbe concludere con un canto sul Natale, a meno che, ovviamente, non si voglia cercare di creare un caso dal nulla», conclude Istoreco alludendo alla Diacci.

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