Sull’acqua pubblica il Comitato è pronto a invadere il consiglio

In sala Tricolore oggi la discussione della mozione popolare Tra i refendari Petrella, pioniere della ripubblicizzazione

REGGIO EMILIA. Giocano l’ultima carta, schierando in campo direttamente Riccardo Petrella, presidente dell'Istituto Europeo di ricerca sulla politica dell'Acqua a Bruxelles, professore emerito dell'Università Cattolica di Lovanio (Belgio) e considerato pioniere dell'acqua pubblica in Europa. È al suo nome che il Comitato Acqua Bene Comune affida le ultime chance di far cambiare idea sul futuro del servizio idrico integrato, in una seduta del consiglio comunale che si preannuncia infuocata.

È qui che oggi Petrella presenterà la mozione popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, cercando di far breccia nelle opposizioni e di spaccare la maggioranza Sel-Pd con lo scopo di frenare la corsa del cosiddetto Piano Vecchi–Caia, che invece si avvia verso una sua approvazione nella prossima seduta dell’assemblea dei sindaci, in programma giovedì 17. Un piano B diventato settimana dopo settimana il Piano A, basato essenzialmente sulla creazione di una società pubblico-privata, dalla vocazione territoriale, che si svilupperà in due fasi: dapprima la costituzione di una società tutta pubblica formata dai Comuni reggiani o incubata da Agac infrastrutture (a sua volta priva di partner privati), successivamente la newco metterà a gara un pacchetto di azioni tra il 25 e il 49%, favorendo l'ingresso di un privato (la legge lo definisce gestore integrale) a cui sarà affidata la gestione.

Nella gara non sarà però compresa la concessione, che resterebbe in mano al pubblico. Una forma societaria le cui basi saranno al centro di un atto di indirizzo in arrivo sempre oggi in consiglio, per una soluzione che tuttavia non piace affatto al comitato dei refendari, che tornano ad annunciare nuovamente battaglia invadendo la sala del Tricolore con rappresentanti in arrivo anche dai Comuni della provincia.

Come ad esempio dalla lista Bibbiano Bene Comune, con il capogruppo, Maurizio Vergallo, che annuncia una partecipazione particolarmente sentita: «La volontà popolare, sancita dal referendum del 2011, deve e può essere rispettata». È proprio sul risultato del referendum che fa leva il Comitato, in una corsa contro il tempo in vista della scadenza del 31 dicembre, termine entro il quale si dovrà deliberare il futuro modello di gestione.

Per Cesare Schieppati, del Comitato Acqua Bene Comune, il piano Vecchi-Caia altro non rappresenta che «una finta ripubblicizzazione, con l'aggravante che in questo caso il titolare della concessione non sarebbe nemmeno 100 % pubblico, bensì una società mista pubblico/privato le cui quote sono ancora tutte da definire».

Il timore è che, alla fine, il servizio resti nelle mani di Iren. E l’accusa agli amministratori reggiani è proprio quella di aver trovato una soluzione che tutela principalmente la multiutility: «Quale sarebbe quindi il vantaggio per i Comuni e per i cittadini derivante da questa soluzione? – chiede ancora Schieppati – Nessuno. Il servizio continuerà ad essere gestito da Iren, che continuerà a fare profitto sulle nostre bollette. I Comuni non avranno oneri, ma non li avrebbero avuti nemmeno in caso di ripubblicizzazione. Chi lo sostiene mente sapendo di mentire, basta leggere lo studio di fattibilità. In compenso non beneficeranno della importante patrimonializzazione della società pubblica, che si sarebbe realizzata gestendo direttamente il servizio: quasi mezzo milione di euro tra patrimonio netto e disponibilità liquide alla fine della concessione, che resteranno invece in capo a Iren».

Secondo Schieppati, il Piano Vecchi-Caia «rappresenta una colossale mistificazione, dal momento che lo studio di fattibilità commissionato dai Comuni stessi dimostra inequivocabilmente che la ripubblicizzazione non solo è possibile, ma sarebbe un ottimo affare per la comunità reggiana. È vero: la gara tout-court sarebbe stata ancora peggio e se riusciremo a schivarla il merito sarà stato anche del Comitato Acqua Bene Comune, ma tutto ciò non ha niente a che fare con il rispetto degli impegni presi attraverso il referendum e i programmi elettorali». (e.spa.)