Il Comune di Reggio Emilia vorrebbe vietare i botti di Capodanno

L'assessore Tutino: "Bisogna farla rispettare, altrimenti non serve a nulla. Stiamo valutando con le forze dell'ordine"

REGGIO EMILIA. L'assessore a Infrastrutture del Territorio e Beni comuni del Comune di Reggio Emilia Mirko Tutino è intervenuto durante la seduta di Consiglio comunale in risposta all'interpellanza della consigliera Lucia Lusenti (Sel) sul divieto di utilizzo di petardi, botti e artifici pirotecnici di ogni genere.

“Da alcuni anni il tema del divieto di utilizzo di botti per i festeggiamenti dell'ultimo dell'anno – ha detto l'assessore Tutino - è presente nelle discussioni di molte Amministrazioni italiane. Tra il 2013 e il 2014, le città che ne hanno vietato l'utilizzo sono state circa ottocento, comprese città metropolitane come Milano. Altre città, quali Roma e Firenze, fecero invece appello al buon senso dei propri cittadini, vista l'impossibilità di controllare ogni luogo o balcone.

Le motivazioni che spingono a decidere di emettere ordinanze anti-botti richiamano spesso un invito a una maggiore sicurezza per l'incolumità delle persone e degli animali, nonché a una convivenza più civile. Il divieto riguarda non soltanto i luoghi pubblici ma anche le abitazioni private.

Vi sono poi esempi come la città di Torino, che ha deciso di inserire nei regolamenti comunali il divieto di utilizzo di botti per l'ultimo dell'anno, istituendo un vero e proprio principio a cui attenersi ogni anno senza dover emettere ordinanze di volta in volta.

Nel 2014, in provincia di Reggio, ad aver emanato un’apposita ordinanza anti-botti c'erano i comuni di Novellara e Reggiolo. Altre Amministrazioni comunali (ad esempio Correggio, Cavriago e Rubiera) avevano promosso una campagna di sensibilizzazione per limitarne l’uso.

A Novellara, il divieto assoluto di utilizzare prodotti pirotecnici, anche di libera vendita, all’interno del centro abitato del comune e delle sue frazioni è rimasto valido dal 30 dicembre al 6 gennaio compresi, secondo quanto stabilito dal documento firmato dal sindaco Elena Carletti per prevenire ogni rischio collegato all’ordine pubblico, all’incolumità e alla sicurezza dei cittadini.

A Parma e Piacenza le ordinanze non sono state emanate, mentre ci risulta che si stia valutando seriamente l'ipotesi a Modena. Sentito il sindaco e l'assessore alla Sicurezza, c'è la nostra disponibilità a valutare l'emanazione di un'ordinanza, così come l'inserimento di specifiche prescrizioni da inserire negli strumenti che - in via strutturale - regolamentano il rumore.

É già stato avviato un primo confronto con le Forze dell'ordine e con il prefetto nel corso dell'ultimo incontro del Comitato sicurezza ed ordine pubblico. La necessità di coinvolgere le Forze dell'ordine nasce dal fatto che un'ordinanza redatta senza un accordo con chi deve effettuare i controlli, sarebbe praticamente inutile.

Nei prossimi giorni – ha concluso l'assessore Tutino - completeremo queste verifiche prima di emanare un'ordinanza”.