Frode fiscale, reggiolese tra gli arrestati

Scoperta la banda delle fatture false che operava in Veneto. Il nome di Carlo Martignoni tra i 20 colpiti da ordinanza

REGGIOLO. C’è anche un reggiolese tra le 20 persone colpite ieri da un’ordinanza di custodia cautelare (10 ai domiciliari) richieste dalla procura di Padova nell’ambito dell’inchiesta “Tailor-made” della Guardia di finanza di Venezia: si tratta dell’imprenditore 58enne di Reggiolo Carlo Martignoni, finito in manette all’alba di ieri.

L’indagine delle fiamme gialle ha portato al sequestro di beni per 35 milioni di euro e ha consentito di scoprire quello che viene definito un vero e proprio supermarket della fattura falsa. L’indagine ha avuto inizio con le dichiarazioni di una cittadina straniera “assunta” dal sodalizio per intestarsi alcune società fittizie e conti correnti all’estero.

Ci sono voluti poi più di 18 mesi di intercettazioni telefoniche ed ambientali, riscontri contabili e documentali per svelare l’esistenza di almeno 30 strutture societarie fittizie finalizzate, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, a “coprire” acquisti e vendite in nero di consistenti stock di merce, fatti da aziende anche di rilevanti dimensioni e che operano in diversi settori merceologici, dal tessile all’acciaio, dal materiale plastico alla cartotecnica.

Nella maggioranza dei casi, l’organizzazione criminale, ricevuto l’incarico dal cliente, si occupava del trasporto della merce, con propri mezzi, dal fornitore direttamente all’impresa acquirente. Al tempo stesso, i beni oggetto di transazione - di fatto acquistati in nero - venivano fatti cartolarmente transitare attraverso una o più “missing trader”, società fittizie sulle quali caricare i debiti tributari, al fine di consentire alla società-cliente di giustificare contabilmente l’acquisto della merce, con una fattura falsa, e di abbattere contestualmente il reddito imponibile. L’impresa-cliente dell’associazione, ricevuti i beni formalmente forniti dalla società cartiera, li rivendeva in nero. Contemporaneamente, per non lasciare traccia nella contabilità del magazzino, li vendeva formalmente ad un’altra scatola vuota con sede all’estero: in questo modo si volevano impedire gli accertamenti dell’Amministrazione Finanziaria italiana. Dai conti correnti esteri intestati alle società fittizie - dagli stessi indagati definite “società pattumiera” - alcuni “spalloni” provvedevano a far rientrare in Italia, rigorosamente in contanti, sia gli importi da consegnare al cliente sia la provvigione di spettanza dell’organizzazione, pari al 10% dell’Iva evasa. I finanzieri di Mirano (Venezia), mediante minuziosi appostamenti e pedinamenti, sono però riusciti a seguire anche le tracce del denaro contante.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche due consulenti fiscali, anch’essi destinatari di misure cautelari personali. L’associazione, agendo indisturbata tra Padova e la Riviera del Brenta, aveva nel tempo acquisito il know how utile non soltanto per “destreggiarsi” tra i controlli, ma anche per indirizzare le imprese coinvolte negli aspetti meramente burocratici ed amministrativi.

Tra i beni sequestrati spiccano dieci immobili (tra questi due prestigiose ville in Riviera del Brenta), un’imbarcazione di pregio, grosse somme rinvenute su un centinaio di conti, nonché otto società operanti nei settori di trasporto, immobiliare e commercio di plastica, proprietarie, a loro volta, di 81 unità immobiliari, tra cui una prestigiosa valle lagunare adibita a pesca, caccia ed acqua coltura di oltre 350 ettari.