Gli ultracattolici sbarcano a Reggio Emilia per "guarire" i gay

L'organizzazione internazionale "Courage" fa capo alla Chiesa Cattolica e in Italia è presente anche a Torino e a Roma

REGGIO EMILIA. C’erano una volta... i gruppi di auto aiuto per alcolisti anonimi e tossicodipendenti. Poi quei gruppi si sono moltiplicati al pari delle dipendenze: dalla ludopatia allo shopping compulsivo, dai disturbi alimentari alla sex addiction... all’attrazione omosessuale.

Di quest’ultima si occupa l’associazione internazionale Courage che, nata nel 1980 a New York, si è presto capillarmente diffusa dal Canada alla Gran Bretagna, dalle Filippine al Vietnam fino a giungere in Italia. Ne fanno parte 125 circoli che funzionano come gruppi di auto aiuto.

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In Italia sono tre: a Roma, Torino e (potevamo farcelo mancare?) a Reggio Emilia. Prossimamente anche i milanesi, grazie all’incoraggiamento dell’arcivescovo Angelo Scola, avranno il loro circolo. A sollevare il caso l’ultimo numero del settimanale “l’Espresso” con un articolo a firma Michele Sasso che ha partecipato in incognito a una serata di Courage a Torino.

Ma come funzionano questi incontri? Volevamo parlarne con i diretti interessati e la risposta è stata discretamente chiara: “Concediamo interviste solo ai media cattolici”.

Ne prendiamo atto non senza annotare che questi circoli ultracattolici sono guidati da un prete messo a disposizione dalla Curia dopo avere avuto l’approvazione del Pontificio consiglio per la famiglia. Circoli quindi autorizzati anzi più volte lodati, solo per fare un nome, da Giovanni Paolo II, che proclamò “Courage sta compiendo l’opera di Dio».

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L’obiettivo? «Incoraggiare i membri di questo gruppo ad astenersi dal sesso e vivere una vita casta secondo gli insegna menti della Chiesa».

E per raggiungere questo obiettivo è sufficiente, si fa per dire, compiere i 12 passi per il recupero che (come viene riportato sul sito di Courage Italia) sono in tutto e per tutto identici (basta sostituire alcol con sesso) ai 12 passi originali degli Alcolisti Anonimi.

Perché se un alcolista può disintossicarsi anche un omosessuale può guarire: il primo smettendo di bere, il secondo astenendosi dal sesso. Non fa una piega, se si pensa all’omosessualità come a una malattia. Perché per ogni male - eccetto la morte - si può trovare un rimedio. Lo dicevano anche le nonne, in effetti.

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Ma come si fa, in caso di necessità, ad essere ammessi?

Anche il gruppo reggiano, seguendo un copione identico per tutte le altre piccole comunità, si ritrova ogni quindici giorni. Per entrare basta aprire un account di posta elettronica, inviare una mail all’indirizzo indicato sul sito di Courage Italia, e sperare... che il caso interessi.

Ci si può prenotare non solo per “guarire” se stessi, ma anche per aiutare una persona che ci sta a cuore. In questo caso il programma si chiama EnCourage e «offre accompagnamento spirituale - si legge sul sito - a parenti, coniugi, amici di persone con attrazione per lo stesso sesso».

Naturalmente tutto inizia da un quiz a risposta chiusa. Entrando nel sito Courage Italia, subito in grassetto si nota la scritta “Provi un’attrazione omosessuale e sei in cerca di risposte?”. Se la risposta è sì, è tempo di mettersi in cammino. Verso la castità.

Una volta ammessi al gruppo, si può finalmente partecipare al primo incontro utile nella città scelta. Tutti in cerchio, uomini e donne, proprio come si vede nei film per gli incontri dei vari gruppi di auto aiuto, ognuno deve recitare la formula in cui confessa di provare un’attrazione omosessuale.

Poi è la volta delle “confessioni” individuali seguite dalla sintesi finale del parroco di turno che rammenta come solo grazie alla castità «si possa andare oltre i confini dell’identità omosessuale verso una più completa unione con Dio». Per concludere, una preghiera collettiva mano nella mano.

Ma attenzione. Chi lo direbbe? E’ vivamente sconsigliato, all’interno di questi gruppi, pronunciare termini come gay piuttosto che lesbica. E naturalmente, anche per questo divieto c’è una spiegazione ben strutturata.

«Courage - si legge sempre sul sito - disincentiva le persone con attrazione per lo stesso sesso a definirsi gay o lesbica perché il mondo profano di solito usa questi termini per riferirsi a chi è un omosessuale praticante o desidera esserlo. Quando una persona decide di “uscire allo scoperto” e dire “io sono gay” o “io sono lesbica”, la persona di solito intende “questo è quello che sono. Sono nato in questo modo e ho intenzione di vivere in questo modo, ho diritto a trovare un partner dello stesso sesso con cui avere una relazione romantica sessuale. Fare “coming out” come gay o lesbica di solito non significa “Ho attrazioni omosessuali e m’impegno seriamente a vivere una vita casta”».

Ci vuole impegno... e naturalmente courage.