Immobili abbandonati in cerca di una nuova vita

Dal mangimificio al Maffia: i proprietari li mettono a disposizione gratis ma lo scoglio è rappresentato dai costi necessari per rendere gli spazi a norma

REGGIO EMILIA. Se in città mancano le idee - e soprattutto le risorse per realizzarle - altrettanto non si può dire degli spazi e dei contenitori abbandonati che aspettano di essere recuperati. E non accade solo in centro storico.

Tra i quartieri dove abbondano ex stabilimenti e capannoni da anni dismessi, al primo posto figura Santa Croce dove intorno alle ex Reggiane è tutto un fiorire di fabbriche e magazzini abbandonati che sono oggi fonte di degrado e di una percepita insicurezza tra i residenti. E l’incrociare domanda e offerta è il compito che si assegnato il Comune, mettendo intorno a tavolo i proprietari dei tredici immobili in disuso (un altro in via Talami è l’unico di proprietà del Comune) e le cinquanta associazioni culturali, sportive e di volontariato che aderendo al bando comunale scaduto nell’ottobre scorso, hanno manifestato interesse a candidarsi per un loro utilizzo temporaneo. Da un lato del tavolo ci sono i proprietari che sperano con questa operazione di risparmiare, recuperando almeno l’Imu che grava pesantemente su questi immobili, e dall’altro le associazioni che sono alla ricerca di spazi per le loro attività. Il problema è che in molti casi gli immobili che i proprietari mettono gratuitamente a disposizione necessitano di lavori di ristrutturazione. In mezzo il Comune che punta ad una diffusa trasformazione radicale del quartiere a coso zero. Chi più e chi meno tutti gli immobili che gravitano su viale Ramazzini, via Gioia, via Tonale, hanno bisogno di essere messi a norma. Si tratta per fare alcuni esempi dell’ex mangimificio Caffarri, dei magazzini della stessa azienda in via Gioia, dell’ex Maffia che si affaccia su viale Ramazzini e dell’ex palazzina Cepam, che sarà demolita. Per molti insomma si tratta di un’occasione. «Abbiamo dato la nostra disponibilità e ci aspettiamo una proposta sensata» dice Massimiliano Caffarri aggiungendo che «tra la situazione della zona e la viabilità, non è che ci siano molte alternative alla proposta de Comune». Lo stesso concetto che esprime il rappresentante dell’Euro Pivetti proprietario dell’ex mangimificio Caffarri che parla di «un’opportunità per trovare un equilibrio nella gestione e far fronte alle spese». Una disponibilità già manifestata anche lo scorso anno quando nel cortile dell’ex mangimificio si è svolto un evento del festival Elewa. Tra le cinquanta associazioni culturali e sportive e start- up di impresa che hanno manifestato il loro interesse a utilizzare temporaneamente questi spazi figurano Mamimò, Arscomica, Elewa, Ascoltare Santa Croce, gli Scuot della Cngei, l’Accademia del vernacolo reggiano, Taekwondo Tricolore, il Collettivo Arsan. Ma ci sono anche realtà più solide come l’Uisp e Onlus come Durante e dopo di noi e il Grade. Tra le Onlus figura anche DarVoce. L‘assessore Pratissoli dal canto suo sostiene di non essere preoccupato dal fatto che ci siano 50 associazioni alla finestra. «Sono tante, ma si tratterà di mettere insieme chi svolge attività simili» conclude, senza nascondere che «lo scoglio dei costi sarà un problema». (r.f.)