Gli hacker violano il sito internet di un’unità pastorale

REGGIO EMILIA. La psicosi provocata dalla strage di Parigi faceva temere che dietro ci fosse qualche cyberterrorista. Sembra invece che gli hacker responsabili dell'attacco al sito web dell’unità...

REGGIO EMILIA. La psicosi provocata dalla strage di Parigi faceva temere che dietro ci fosse qualche cyberterrorista. Sembra invece che gli hacker responsabili dell'attacco al sito web dell’unità pastorale Giovanni Paolo II si ispirino solo a un volgare anticlericalismo. Questa, almeno, è l'opinione degli ambienti ecclesiastici. Sull’accaduto si spera che faccia luce l'indagine della polizia postale in seguito alla denuncia presentata da don Pietro Adani, responsabile delle parrocchie di Sant’Alberto di Gerusalemme, San Francesco da Paola e San Maurizio, fuse nell’unità pastorale. Il fatto consiste nelle frasi pesantemente offensive postate sul sito e cancellate dal web master dopo che era stata segnalata la violazione della password. Vi sono presi pesantemente di mira il vescovo Massimo Camisasca, i sacerdoti in generale e l’Italia. «Si è trattato – spiega don Adani – di un’azione di sabotaggio fatta da ignoti. In realtà non crediamo che ci siano chissà quali dietrologie o scenari legati ai tempi che stiamo vivendo, che sono parecchio tesi. Sono propenso a credere che qualche persona si diverte a fare questa sorta di scherzi». La vicenda era emersa a margine della messa di martedì mattina. Lo stesso vescovo Camisasca, che la concelebrava nella basilica, aveva fatto cenno agli hacker che avevano preso di mira «i nostri sistemi informatici». Con un tono volto a sdrammatizzare, informava i fedeli proprio al sabotaggio informatico avvenuto appena un giorno prima nell'unità pastorale Giovanni Paolo II. (l.s.)