«Aveva un debito con me, così mi ha offerto sua figlia di 15 anni»

Bibbiano, al processo sulle baby-squillo la testimonianza-shock di un cliente della ragazza che veniva fatta prostituire dalla madre

BIBBIANO. «La madre aveva un debito con me di 1.500 euro. Non riusciva a pagare. Allora mi ha proposto di uscire con sua figlia. Ho accettato». E’ uno dei clienti della minorenne costretta a prostituirsi dalla madre - è questa l’accusa rivolta alla donna, attualmente alla sbarra - che ieri mattina davanti al tribunale di Reggio Emilia ha testimoniato.

L’uomo, che per questi fatti ha già patteggiato un anno e otto mesi di reclusione, alla presenza del suo avvocato Domenico Noris Bucchi ha parlato. Non senza fatica, non senza tentennamenti. E a tratti interrotto dalle lacrime, per una vicenda che ha fatto finire sui banchi del palazzo di giustizia i vizi di un insospettabile, che non si è fermato quando quella che gli veniva proposta era una ragazzina di 15 anni.

Il presidente Francesco Maria Caruso gli ha chiesto perché. Lui ha risposto: «Non lo so, è un mio difetto. La madre sapeva che non avrei rifiutato: avevamo avuto una relazione anni prima». L’avvocato di parte civile, Marco Scarpati, ha contestato le contraddizioni dell’uomo che nei verbali ai carabinieri sosteneva che pagava direttamente la madre, scalando di fatto quel debito, mentre in aula ha sostenuto che i soldi li aveva dati alla ragazzina.

La parola, poi, è andata ai testimoni di parte civile: assistenti sociali, educatrici, psicologhe. Figure che hanno preso in carico la giovanissima e ancora la seguono. La dottoressa Nadia Bolognini ha parlato di una ragazza che ora soffre di «disturbo post traumatico, con grosse difficoltà nelle relazioni con le persone». «Non è capace di dire di no - ha evidenziato - si considera un oggetto in balìa dell’altro».

Rispetto al rapporto con la madre, la dottoressa ha detto: «Inizialmente il distacco è stato dolorosissimo. Diceva che avrebbe dovuto sopportare quello che le chiedeva di fare la madre, si colpevolizzava. Poi, ha iniziato a chiedere perché la madre, la donna che avrebbe dovuto proteggerla, le aveva fatto fare quelle cose. E’ stato altrettanto doloroso». La dottoressa Maria Stella D’Andrea, medico legale, ha quantificato in un 15% il danno biologico provocato alla ragazza, di cui ha elencato le patologie fisiche. Ma ha parlato anche di un danno esistenziale: «Le sono state impedite relazioni importanti, le è mancata l’adolescenza. Non ha più una casa».

Non c’era la madre, difesa dall’avvocato Andrea Davoli. Il quale ha chiesto il legittimo impedimento perchè in day hospital per un esame. Il tribunale ha detto di no. Davoli si dice pronto a impugnare.