A Guastalla anche l’ultima suora lascia l’ospedale

Tagliati i contributi per la presenza del cappellano Proteste per la drastica riduzione dell’assistenza religiosa

GUASTALLA. L’ultima suora lascia l’ospedale di Guastalla. Le suore in Ospedale a Guastalla, per tradizione, sono presenti (salvo qualche breve intervallo) praticamente da sempre. L’amministrazione e la Presidenza dell’ospedale hanno sempre favorito questo intento, assecondando l’intervento del personale religioso accanto agli ammalati.

Si ricorda, in particolare, il lungo periodo di servizio delle Figlie di Sant’Anna che lasciarono il nosocomio guastallese nei primi anni ’70. Poi una lunga e perseverante ricerca per poter riavere le suore in corsia.

Fortunatamente nell’ottobre 1978 riapparvero le suore in occasione dell’unificazione dei vari ospedali del territorio. Da Novellara, richieste con risolutezza dai Primari di Cardiologia e Chirurgia, giunsero le Piccole Figlie di San Giuseppe di Verona, di cui alcune anche con qualifica di dirigenza. Tanto che la figura della suora con funzioni di caposala era un’innovazione che assecondava soprattutto l’adesione e il sostegno degli ammalati.

In seguito, le varie richieste di suore della Casa Madre in vari ospedali di maggiori necessità e urgenza, ha purtroppo selezionato e rimpicciolito il numero delle suore nei vari reparti. Fino a questi ultimi tempi, dove il personale religioso ridotto a una sola unità, suor Adelangela, che forniva un’indispensabile e valida assistenza spirituale al capezzale di ogni malato. Soprattutto nel difficile reparto dell’Hospice per gli ammalati in fase di avanzata malattia, per i quali non è possibile l’assistenza a casa. Guastalla dispone di ben 14 stanze con servizi dedicati e la possibilità di permanenza di familiari accanto al malato in un ambiente confortevole e familiare. L’assistenza religiosa, soprattutto della suora, ha sempre completato il quadro di équipe con il fisioterapista, lo psicologo e l'assistente sociale, o meglio ha sempre svolto un ruolo insostituibile nell’accompagnamento spirituale di questi ammalati. Una vera risorsa per la popolazione che viene ora dispersa o ridimensionata in virtù di alcune deliberazioni che appaiono immotivate. Oltre alla partenza di suor Adelangela, sarebbe anche stato ridimensionata tutta l’assistenza religiosa all’interno dell’ospedale, con il “taglio” dei contributi anche al cappellano dell’ospedale, don Ambrogio Morani.

Tante persone hanno chiesto i motivi di queste disposizioni che annullano gli effetti del positivo operato di moltissimi decenni. La presenza religiosa femminile assicurava anche una cura diretta per la preparazione delle varie liturgie nella chiesetta dell’ospedale: la conservazione dei paramenti, delle tovaglie d'altare, di tutto l’apparato per le celebrazioni che vengono effettuate ogni settimana nella Cappellina, dove tantissime persone giungono ogni domenica e ogni giorno unendosi in preghiera agli ammalati e ai loro cari.

Una decisione, quella di ridurre l’assistenza religiosa in ospedale, presa all’insaputa della cittadinanza e dei malati che, e per motivazioni ancora non chiare. Dimenticando anche le parole di Papa Francesco: «Le suore sono l’icona vera della Chiesa». (l.m.)