Stato d’agitazione all’Asp «No allo scioglimento»

San Polo, sindacati e Rsu contro la decisione dell’Unione della Val d’Enza che vuole trasformare i servizi comunitari agli anziani in un’azienda speciale

SAN POLO D’ENZA. «Salviamo l’Asp Sartori: salviamo il lavoro e il welfare pubblico». È con questo grido che Fp Cgil, Cisl-Fp, Flp-Uil e Rsu Asp Carlo Sartori proclamano lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari. Il deficit di bilancio di 458.000 euro, che secondo i dirigenti e gli amministratori locali sarebbe stato provocato da un’aliquota Irap troppo alta rispetto al privato e alla cooperazione sociale, agli occhi dei lavoratori non basta a giustificare la volontà di scioglimento dell’Asp “Sartori”.

«La decisione degli amministratori dell’Unione Val d’Enza – spiegano i sindacati di categoria – di decretare chiusa l’esperienza dell’Asp Carlo Sartori, nata solo cinque anni fa, per dare vita a un’azienda speciale dell’Unione, non è in alcun modo giustificabile. Ad oggi non vi è un piano aziendale che prospetti in modo chiaro e realistico il recupero del deficit e costruisca una situazione di pareggio di bilancio. Semplicemente, a fronte di quello che oggi appare come un fallimento manageriale dell’Asp, si sacrifica sull’altare il contratto nazionale di lavoro degli operatori e un modello assistenziale che in Regione funziona e produce qualità. Questo è inaccettabile».

Inoltre sulla testa dei lavoratori pende un’affilatissima “spada di Damocle”. «Nella trattativa del 4 settembre – svelano i sindacati – sono state fatte dalla controparte proposte che peggiorano le condizioni lavorative. L’idea è di sostituire il contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) con un contratto aziendale, e di stabilizzare una piccola parte degli operatori (peraltro già oggi assumibili a tempo indeterminato) introducendo il Jobs act per raggranellare un po’ di contributi dallo Stato e mettere temporaneamente una toppa al deficit della struttura».

Senza considerare il rischio – «molto concreto», secondo i sindacati – che si inneschi un processo di progressiva dismissione del modello di gestione pubblica dei servizi agli anziani, e più in generale del welfare.

«Invece di pensare all’aliquota dell’Irap – proseguono Cgil, Cisl e Uil di categoria – che comunque viene controbilanciata dalle risorse regionali del Fondo della non autosufficienza (Frna), i dirigenti e gli amministratori dovrebbero chiedersi perché nella nostra provincia siano presenti altre Asp che riescono a rispondere alla situazione attuale innovandosi e riorganizzandosi. I problemi dell’Asp Sartori sono piuttosto da ricercare in una governance che nel suo complesso non pare all’altezza del compito, a partire dai vertici. Non si spiega come mai, ad esempio, al Sartori vi è una presenza di precari, assunti tramite agenzie di lavoro interinale, di gran lunga maggiore della percentuale consentita dal contratto di lavoro. E sappiamo bene che il lavoro interinale costa più del lavoro subordinato e stabile, in special modo quando nelle Asp si può assumere a tempo indeterminato. L’auspicio – concludono – è che la vicenda del Sartori venga approfondita da tutte le istituzioni locali, e che alla fine si intervenga per impedire questa scelta dannosa e sbagliata».