Canone Rai: a Reggio Emilia non lo paga uno su tre

Secondo l’agenzia Twig il comune più virtuoso in provincia è San Polo d’Enza mentre gli “inadempienti” si nascondono in Appennino

REGGIO EMILIA. Il canone Rai da pagare insieme alla bolletta dell'elettricità sta procurando grattacapi alle migliaia di reggiani che l'hanno finora evaso. Infatti per rimanere esenti si dovrà preventivamente dichiarare il mancato possesso di apparecchi radio e tv con un'autocertificazione, che, se menzognera, comporta una sanzione penale. Una dichiarazione analoga va fatta da coloro che ricevono i programmi esclusivamente tramite smartphone, pc o tablet, non soggetti a tributo. La complicazione più pesante riguarda però chi vorrà ravvedersi sborsando senza discutere i cento euro inclusi nella prima fattura del 2016. Secondo i pessimisti costui rischia di vedersi addebitare anche gli arretrati dei dieci anni trascorsi, insieme a sanzioni salatissime.

Secondo l'agenzia Twig, che ha mappato comune per comune l'evasione, la nostra provincia è in linea con la media dell'Italia settentrionale, dove il 26% delle famiglie non paga il canone, mentre la percentuale sale al 29 nell'Italia centrale, al 37 in quella meridionale e al 40 nelle isole.

La città, però, non brilla, avendo un numero di inadempienti pari al 29%. Il resto del territorio provinciale è a macchia di leopardo. La mappa di Twig segna con un rosso più scuro, corrispondente a livelli di evasione superiori al 30%, soltanto l'alto Appennino. Il colore più chiaro prevale nella Val d'Enza, nella pedecollina e in parte della pianura.

I più virtuosi sono gli abitanti di San Polo, dove soltanto il 7,59% evade. All'estremo opposto troviamo Collagna con un vistoso 45,47%, seguita da Ramiseto (42,93%) e dagli altri due comuni, Ligonchio e Busana, destinati ad unificarsi dal prossimo primo gennaio nel nuovo comune di Ventasso.

Il resto della zona montuosa e collinare ha livelli d'evasione molto più bassi, inferiori al 26,66% registrato a Castelnovo Monti. Canossa scende fino al 17,22%, Carpineti fino al 16,88%. Si distingue, poi, il 12,36% di Albinea.

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Anche i centri più popolosi della provincia evadono in misura ridotta: Scandiano al 17,12%, Casalgrande al 17,31%, Guastalla al 17,79%, Montecchio al 17,55%, Correggio al 22, 19%. Nella pianura si notano Gualtieri (15,63%) e Bagnolo (16,8%).

Se si allarga lo sguardo al resto della regione, si evidenzia il colore chiarissimo della provincia di Ferrara, che è la più virtuosa in Italia alla pari di quelle di Rovigo e Bolzano, mentre in fondo alla classifica si trovano le province di Crotone, Napoli e Catania con oltre il 50% di inadempienti.

L'evasione si traduce per la Rai in un mancato introito di oltre 600 milioni all’anno. A ciò si aggiunge il problema dei morosi in continua crescita. Erano nel 2014 il 7,67%, traducibile in un milione e 287 mila persone.

Il bilancio della Rai ne ha risentito: i ricavi totali sono diminuiti del 18% in 5 anni ed i nuovi abbonati, negli ultimi due anni, non hanno superato le disdette, generando quindi un saldo negativo.

SAN POLO, UN PAESE DA GUINNESS

A San Polo soltanto il 7% degli abitanti non paga il canone Rai. In un mondo ideale – dove tutti rispettano le leggi e ritengono giusto pagare per avere un servizio – non ci sarebbe da meravigliarsi. Ma poiché il mondo in cui viviamo è ben lontano da quello delle idee, i sampolesi meriterebbero come minimo di comparire nel Guinness dei primati.

«È una cosa di cui essere orgogliosi – commenta la sampolese Serena Spinicchio, titolare del “Non solo caffè” – e infatti oggi al bar erano tutti contenti di essere di San Polo e si vantavano di essere un modello per gli altri».

«E ci credo – le fa eco la madre, Anna Pardo – dopo 45 anni che pago il canone Rai, mentre tantissimi non lo fanno e se la ridono, finalmente viene riconosciuta la mia onestà».

«Non so se siamo sciocchi, di sicuro non facciamo parte della categoria dei furbi, ma almeno siamo corretti», dice un cittadino al bar mentre gli altri annuiscono. «Io ho sempre pagato il canone Rai e non me ne vergogno – conferma Luciano Panciroli – Non mi permetto di criticare chi non lo paga, ma mi piace sentirmi correttamente in regola. Anche perché io i programmi Rai li guardo e mi piacciono, quindi è giusto pagare il servizio».
«Io pago il canone anche se la tv non la guardo mai – dice invece Pietro Ghidoni, interrompendo una sana chiacchierata con i suoi amici del bar della stazione – ma se mi dite che sono tra i pochi a farlo forse dall’anno prossimo smetto», scherza ridendo.

«Io lo pago anche se a casa mia, per la posizione in cui si trova, il digitale non prende – si sfoga Marta Landini, titolare del bar “La torrestazione” – D’altra parte non posso fare altro, altrimenti Equitalia…».

Ma l’onestà dei sampolesi è talmente radicata che, superata l’ebbrezza dei 15 minuti di celebrità, c’è stato persino chi ha messo in dubbio le statistiche: «Dopo essersi vantati un po’ – racconta la barista Serena Spinicchio – i miei clienti hanno iniziato a pensare che le stime della montagna reggiana fossero sballate e che il paragone tra comuni virtuosi e meno virtuosi non reggesse più: tantissime persone che vivono in collina hanno una seconda casa là, ma non è detto che vi abbiano anche un televisore».

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