Ecco il libro sul dialetto arsan applicato al cibo

Nell’anno dell’Expo , Giuliano Bagnoli raccoglie e interpreta i proverbi reggiani: in vendita nelle edicole con la Gazzetta

REGGIO EMILIA. Giuliano Bagnoli, studioso e grande appassionato del dialetto reggiano (o meglio, dei dialetti reggiani, al plurale) è persona di grande professionalità e simpatia. Passa senza difficoltà da un “italiano colto” al dialetto, mischiandoli nella parlata con rara maestria.

"Bevi che c'è la schiuma": i modi di dire del dialetto reggiano

Tutti gli articoli sul dialetto reggiano

Insieme, abbiamo presentato poco tempo fa la sua traduzione (termine riduttivo) in dialetto reggiano del “Piccolo Principe” di Saint-Exupery, ma c’era già dell’altro che - letteralmente, visto il tema - bolliva in pentola: questo delizioso libro, che da oggi potrete acquistare nelle edicole assieme alla Gazzetta al prezzo di 9,80 euro.

Furti notturni: la roba dei campi è a disposizione di tutti?

L’idea mi era venuta qualche mese fa: tutti parlavano (e parlano ancora) dell’Expo dedicata al cibo: per questo, avevo chiesto all’amico Giuliano di "estrapolare” dalla sua ricca collezione di proverbi e modi di dire alcune espressioni tipiche del dialetto arsan, raccontando il ricchissimo mondo che si celava dietro. Cibo, specialmente qui a Reggio, è tutto.

"Expol ànca magn?r": in un libro le curiosità del dialetto reggiano

E’ fame, è sazietà. E’ occasione per stare insieme. Quella prima pagina pubblicata su queste colonne con una decina di modi di dire era molto piaciuta: da qui, è nata l’idea di un libro che raccogliesse molte più espressioni. Da qui è nato anche il titolo, una “declinazione dialettale” dell’Esposizione universale.

Se la pancia piena richiede il riposino: ma in dialetto reggiano...

Edito da Collezioni Reggiane e patrocinato dal Centro studi sul dialetto reggiano, il libro - arricchito da una serie di suggestive immagini d’epoca - contiene un vero e proprio parolario suddiviso per capitoli tematici: dalla spassosissima e boccaccesca “fisiologia della digestione” alla fame, quella vera che i nostri avi hanno davvero patito; dal suo controcanto, ovvero la sazietà, all’epoca - ormai quasi scomparsa? - dei negozi di vicinato.

«La storia del nostro dialetto - spiega Bagnoli - si innesta nella storia della gente reggiana di pianura e di montagna. Il contatto con Etruschi, che vivevano in queste terre, si è miscelato al sangue celtico, romano, barbarico, bizantino e longobardo».

Il grande pranzo per i figli maschi, con il cappone "dei ricchi"

La lingua si è trasformata nel corso di secoli, accogliendo nel suo prodigioso alveo tutte le novità esterne, utili per renderla più fluida e viva. Dunque esiste l'equivalenza per la quale un popolo è la sua lingua stessa. Ma un popolo è tale anche in rapporto all'ambiente in cui vive.

«Le caratteristiche del terreno e delle stagioni - spiega ancora Bagnoli - hanno determinato le colture, i raccolti e, con essi, i prodotti della cucina. Gli animali selvatici e allevati ne hanno costituito, poi, l'ulteriore e più caratteristico completamento in ambito culinario».

In poche parole, un reggiano non può essere se non quello che è, e questo sia per la lingua dialettale che parla che per i cibi che mangia. Si diceva infatti: pêrla cme t'mâgn - parla come mangi.

Proverbi in dialetto reggiano: la fame, il miglior condimento che ci sia

Leggi: le parole perdute del dialetto reggiano: cosa manca?

E per i reggiani la cucina è sempre stata qualcosa di importante: il cibo è stato sostegno al duro lavoro dei campi (perché, come si diceva, la terà l'è bâsa - la terra è bassa); il cibo era la letizia della celebrazione delle feste della religione dei padri (si diceva: as mâgna bèin sôl per Nadêl, Pâsqua e per la Sêgra - si mangia bene solo per Natale, Pasqua e per la Sagra); il cibo era l'allegria dei momenti di svago e dei piaceri dell'amicizia (si diceva: al bèver e al bòun magnêr ijn al cundimèint dla bòuna cumpagnîa - il bere ed il ben mangiare sono il condimento della buona compagnia).

"Ha mangiato troppo, l'hanno dovuto seppellire nella concimaia"

«Dialetto e cibo nella nostra terra - commenta l’autore - sono stati sempre associati così come lo sono stati, nella reggianità, la religiosità e la laicità rispettosa. In questo anno 2015, dominato dall'EXPO incentrato sul valore del cibo, faremo un cammino peregrinante tra i dialetti della terra reggiana alla ricerca dei contatti tra lingua vernacolare, cibo e cucina».

Bagnoli si è preso tutte le libertà del caso: calandosi nei modi di dire, nei proverbi, nelle esclamazioni, stiracchiando fuori dal dimenticatoio del tempo, lemmi e parole delle quali ormai si è perso l'uso o il ricordo. Ma non mancano anche le novità linguistiche dialettali, i neologismi, che estrarremo dalla modernità, legando sempre assieme il lessico vernacolare alle cibarie e all'arte culinaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA