Testimonianza shock: "La mamma mi faceva prostituire"

In tribunale il racconto tra le lacrime della figlia allora 16enne: "Quello che guadagnavo dove consegnarlo a mia madre"

BIBBIANO. «La mamma mi faceva prostituire per soldi». E ancora: «La mamma mi diceva che dovevo ricordarmi che il cliente ha sempre ragione».

Frasi e racconti che fanno accapponare la pelle, usciti dall’interrogatorio protetto della figlia che accusa la madre d’averla costretta a prostituirsi a 16 anni, ripercorrendo storie disgustose che vanno dal giugno 2012 all’ottobre del 2013.

La ragazza – ora maggiorenne e che vive in una località segreta seguita dai servizi sociali – è stata sentita ieri nel tardo pomeriggio in tribunale a Reggio, con ovviamente tutte le precauzioni del caso.

E ne è uscito per circa due ore – fra le lacrime – un ritratto allucinante della madre 49enne.

Tanto per gradire a 12 anni viene violentata da un ragazzo che frequentava e la reazione della madre sarebbe stata: «Se ti è piaciuto vuol dire che è andata bene...».

Ma la figlia racconta anche dell’iniziazione al sesso nei suoi confronti sempre da parte del genitore: l’invito in camera da letto per farsi fotografare nuda dalla ragazzina mentre compie atti sessuali.

E dopo quelle “lezioni” sarebbe arrivata la prostituzione vera e propria.

Ad ogni incontro con il cliente la madre le chiedeva come era andata, quali erano state le prestazioni richieste specificatamente dal cliente, e con lei le commentava.

Alcuni clienti le venivano proposti dalla madre stessa: persone che non gradivano il rapporto protetto.

La madre le diceva che di loro poteva comunque fidarsi, anche senza preservativo, perché lei li conosceva già come gente a posto. I soldi ottenuti con queste prestazioni, ha rimarcato la ragazza, se li prendeva la madre.

Ha infine contestato una lettera presentata dalla mamma in cui si rivolge con parole affettuose al genitore: «La data è stata manomessa, riguarda il 2010 e non il 2012.Due anni prima, quando lei non mi faceva prostituire».

In pratica la figlia ha confermato sia quanto già scritto in un memoriale, sia quanto detto nel racconto videofilmato dai carabinieri durante le indagini.

La madre ha pianto pure lei durante l’interrogatorio. L’avvocato Andrea Davoli (che difende la 49enne) non vuole fare commenti e lascia solo intendere che nelle prossime udienze avrà materiale su cui ribattere.

Soddisfatto, invece, l’avvocato di parte civile Marco Scarpati che tutela la ragazza e rappresenta anche i servizi sociali dell’Unione Val d’Enza: «La mia assistita ha raccontato con molti particolari, confermando le vicende emerse nelle indagini. Purtroppo la storia non è unica – lancia l’allarme il legale – ed è bene che ne prendiamo coscienza, perché riguardano famiglie insospettabili, come le nostre».