Alle ex Reggiane un posto per i senzatetto

Lo propone il vicesindaco Matteo Sassi sul numero di ottobre del giornale di strada “Piazza Grande”

REGGIO EMILIA. E’ uscito il nuovo numero di Piazza Grande. Ed è proprio sull’edizione di ottobre che il vicesindaco Matteo Sassi accoglie una proposta avanzata nei mesi scorsi dallo stesso giornale di strada: nella riqualificazione dell’area ex Reggiane, si leggeva in un editoriale da Liviana Iotti e pubblicato sul numero di marzo, non si dimentichino i senza tetto.

«C’è un edificio che potrebbe diventare un luogo di accoglienza per persone senza dimora» ha detto Sassi, aggiungendo una nuova tessera al mosaico della riqualificazione che, ha spiegato il vicesindaco, «non deve solo avere obiettivi urbanistici o economici ma di rivalutazione sociale dell'intera zona». Proprio le ex Reggiane, attorno alle quali si sta lanciando il progetto del Tecnopolo, è infatti al centro di un vasto programma di riqualificazione che riguarderà l’intera Area Nord.

Ma, nello stesso tempo, le parole di Sassi suonano anche come una provocazione di fronte alle voci di quanti puntano il dito proprio sul degrado dei capannoni, diventato ormai da anni dimora di fortuna per numerosi senzatetto. Un luogo diventato a suo modo simbolo anche sul versante dei senza fissa dimora, per una situazione che il vicesindaco vorrebbe in qualche modo sanare attraverso un percorso di rivalutazione sociale. Nel giugno scorso, proprio per sensibilizzare la cittadinanza sul tema, era stata la stessa redazione di Piazza Grande ad organizzare una campagna: circa una sessantina di volontari, organizzati anche dalle associazioni Partecipazione e Legambiente, che hanno dato il loro contributo attivamente alla ripulitura dell’area che guarda su via Agosti, tutt’attorno alla palazzina ex Direzione.

Armati di sacchi, guanti e pale, in quella circostanza i volontari hanno riempito due grandi cassoni di rifiuti che poi sono stati portati in discarica da un camion di Iren. In poche ore era stato raccolto di tutto: siringhe, bottiglie di plastica, sfalci di vegetazione e svariati oggetti che testimoniano il passaggio dei disperati che trovano rifugio in questa vasta area dimenticata.