ll "Piccolo Principe" di Saint-Exupéry tradotto in dialetto reggiano

Presentata l'ultima creazione di Giuliano Bagnoli, “in dialètt arsan còun di acquarée fat da l’avtòur”

ALBINEA. La voglia di scoperta o, per meglio dire di riscoperta ha acceso i riflettori sul Dialetto Reggiano, scatenando la curiosità dei più giovani. Fresco, immediato, diretto, il dialetto porta con sé sempre un po’ di profumo della terra da cui proviene, è un parlare, e un ascoltare, di cuore prima ancora che di orecchi.

Sarà che ora si parla sempre di meno in casa – sostituito dal più globalizzante inglese – sarà che i suoi suoni coloriti, riescono a costruire con il contesto isomorfismi unici, il dialetto sta rivivendo una vera e propria riscoperta. Il dialetto reggiano è una lingua vera e propria, poetica, ricca di espressioni pittoriche, di stati d’animo, di situazioni e sa essere versatile.

Giuliano Bagnoli, presidente del Centro studi sul dialetto reggiano di Albinea, ancora una volta, la cattura e la imprime per sempre sulle pagine di un libro, per non lasciarla fuggire tra le pieghe di una memoria lontana. Ma non un libro qualunque: questa volta si tratta della traduzione di un caposaldo della letteratura di metà ’900: “Il Piccolo Principe” di Antoine De Saint-Exupéry.

Il Piccolo Principe in dialetto reggiano: l'incontro con il vanitoso

L’opera, si presta come una sorta di educazione sentimentale, rafforzata dal potere evocativo del dialetto della pianura con cui, oggi, è stata riscritta. Il libro è stato presentato  in sala civica ad Albinea  alla presenza del direttore della Gazzetta di Reggio, Paolo Cagnan. “Al Principin”, questo il titolo, anticipa già con la sua “brevitas” la pregnanza e la capacità di sintesi del dialetto, la sua forza nel determinare situazioni, storie ed eventi.

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