Reggio Emilia, presentato al Tecnopolo il Piano di riuso urbano

All'incontro è stato ripresentato l'avviso pubblico per promuovere gli interventi di riuso di immobili vuoti, abbandonati o senza una specifica destinazione. Presenti operatori, rappresentanti di Ordini professionali e associazioni.

REGGIO EMILIA. Dopo la presentazione delle azioni che portano alla rinascita di Mancasale quale Parco industriale e le Reggiane a nuova vita con il Parco innovazione, il Comune ha ripresentato, nella sede del Tecnopolo, l'Avviso pubblico sul riuso di immobili vuoti, abbandonati o senza destinazione, a decine fra operatori, rappresentanti di Ordini professionali e associazioni.

Pubblicato il 28 luglio scorso, l’Avviso rimarrà esposto su rigenerazione-strumenti.comune.re.it fino alla fine di ottobre, per raccogliere le disponibilità di privati alla concessione di aree e altri beni immobili non utilizzati, nonché le proposte di cittadini, imprese, associazioni, di progetti di interesse pubblico per il riuso temporaneo degli stessi.



L'incontro. Oltre all'illustrazione dei contenuti del bando e degli obiettivi dell'Amministrazione comunale, nella mattinata di sabato sono stati presentati alcuni esempi di rigenerazioni di spazi dismessi realizzate a Bologna, Torino, Milano, soffermandosi su metodologie di recupero e funzioni a cui destinare i luoghi. Al termine dell'incontro, cui hanno preso parte oltre un centinaio di persone, è stato possibile inoltre effettuare un sopralluogo agli edifici di Reggio Emilia abbandonati oggetto del riuso nell’Ambito di Riqualificazione di Santa Croce, su viale Ramazzini, via Gioia (ex Mangimificio Caffarri) e via Talami.

"La rigenerazione urbana – affermano gli assessori Valeria Montanari e Alex Pratissoli - non deve limitarsi al solo contenitore ma deve guardare anche ai contenuti, a tutto quello che c’è dietro. Deve infatti lavorare anche sul sistema delle relazioni: Santa Croce è un quartiere in cui, come Amministrazione comunale,stiamo investendo con varie forme innovative che vanno anche nella direzione di capire il contesto sociale, in modo da costruire una relazione tra i proprietari privati, l’Amministrazione comunale, le associazioni e il quartiere intero. L'obiettivo del riuso temporaneo è infatti quello di riqualificare gli spazi, pubblico e privato, in un contesto di condivisione sociale con le diverse realtà presenti nel quartiere”.

A questa prima giornata di lavoro seguiranno degli specifici workshop, organizzati dagli Ordini professionali al fine di studiare ipotesi e soluzioni progettuali per rendere sostenibili e concrete le proposte che perverranno da parte delle varie associazioni, dei cittadini o delle imprese.

Come partecipare al bando. Sarà possibile partecipare al bando qualificandosi o come proprietari di immobili interessati a concederli in comodato gratuito o a canone calmierato, o come potenziali fruitori intenzionati a gestirli temporaneamente per sviluppare progetti di interesse sociale. Nel primo caso sarà necessario riportare nella scheda precompilata le principali caratteristiche dell’immobile -ubicazione, superficie disponibile, caratteristiche degli impianti, stato di manutenzione degli spazi e modalità di affitto individuata - nel secondo una breve descrizione delle attività che si intendono svolgere.

Le funzioni prioritarie individuare per riusare questi luoghi sono:
-        lavoro di prossimità: artigianato di servizio all’impresa e alle persone, temporary shop, mercatini temporanei, servizi alla persona;
-        creatività e cultura: esposizioni temporanee, mostre, eventi, teatri, laboratori didattici;
-        gioco e movimento: parchi gioco diffusi, attrezzature sportive autogestite, playground;
-        nature urbane: orti sociali di prossimità, giardinaggio urbano collettivo, parchi urbani.

Il riuso e la variante al Rue. Uno sguardo ad alcune città europee mostra come, in assenza di sviluppo immobiliare e commerciale, molte aree abbandonate possono attrarre e ispirare economie informali e nuovi servizi auto-organizzati per la città. Spazi e terreni abbandonati, in attesa di una trasformazione definitiva, possono cioè essere destinati a ospitare usi temporanei in quello spesso lungo tempo di mezzo (può durare anni), che intercorre tra vecchia e nuova destinazione d’uso.

Con l’approvazione, lo scorso maggio, della variante al Regolamento urbanistico edilizio (Rue) di Reggio Emilia, l’Amministrazione comunale ha costruito – sulla linea di queste esperienze europee - la cornice normativa entro la quale sostenere progetti, che utilizzano il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti lasciati vuoti, inabbandono o sottoutilizzati di proprietà pubblica o privata, per riattivarli con iniziative di evidente interesse pubblico, legate al mondo della cultura e all'associazionismo, allo start-up dell’artigianato e della piccola impresa, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato.

L'obiettivo è orientare i processi di rigenerazione di insediamenti urbani verso una prospettiva, che possa avvalersi sia delle forme di cittadinanza attiva e di responsabilizzazione collettiva, sia della capacità creativa, illuminata dal senso del bene pubblico, di progettisti, enti e amministrazione. I progetti-azione che si vogliono promuovere sono infatti a “bassa definizione”, ma ad alto contenuto sociale.

Per fare questo occorre partire da esperienze e riconoscere le diverse spinte creative propositive per verificare come, anche attraverso il superamento dei limiti del dettato normativo che non riconosceva ancora il riuso come una delle declinazioni possibili della rigenerazione urbana, si possa favorire l’applicazione di strumenti operativi più flessibili, la propagazione di operazioni coordinate di auto-costruzione e la validazione di pratiche di trasformazione temporanea o ad interim di vuoti in attesa di trasformazioni definitive.

In sostanza si ambisce ad operare un opportuno cambio di paradigma della cultura del fare città: dal controllo tipico di “visioni monodirezionali dall’alto verso il basso”, alla responsabilità diffusa della cura, collettiva e individuale, dei luoghi dell’abitare quotidiano entro un rinnovato sistema normativo.

Le finalità economiche, sociali ed urbanistiche del progetto sono: la rigenerazione urbana in termini di riqualificazione leggera del patrimonio edilizio, la sottrazione dello stesso ad atti di vandalismo, la sussidiarietà con il Terzo settore, il contenimento del consumo di suolo, il sostegno degli spazi autogestiti e dei servizi auto-promossi dalle comunità locali.