Un gelato alle capesante? Meglio al Sauvignon

Simone De Feo e Monica Fantuzzi della premiata Cremeria Capolinea «Abbiamo sempre sperimentato cercando di accontentare i palati più curiosi»

REGGIO EMILIA. Matematica, materie prime genuine e tanta, tantissima passione. Sono questi gli ingredienti che secondo Simone De Feo e la sua compagna, Monica Fantuzzi, rendono il gelato un "buon gelato" e che hanno permesso alla loro cremeria, Capolinea, di aggiudicarsi l'ottavo posto fra le 100 migliori gelaterie d'Italia. È di questi giorni, infatti, l'uscita della graduatoria targata Dissapore - il blog di cucina che annualmente pubblica la top 100 delle eccellenze nazionali del gelato artigiano - stando alla quale la cremeria di viale Simonazzi 14, dallo scorso anno, ha guadagnato 15 posizioni.

«Sapevo che sarebbe uscita la classifica - ci ha raccontato ieri Simone De Feo - e ho iniziato a scorrerla, dall'ultima posizione al vertice. Quando mi sono accorto che al decimo posto ancora non c'eravamo, mi sono fermato per un attimo e con Monica ho commentato: "Quest'anno non rientriamo". La gioia è arrivata di lì a poco, quando, continuando a scorrere, abbiamo visto il nostro nome. Per noi è una soddisfazione grandissima, perché conosco tanti gelatai tra quelli che si sono posizionati tra i primi dieci, so che sono bravissimi e alcuni di loro sono stati anche nostri maestri».

L'esordio della cremeria Capolinea risale al 1° settembre di cinque anni fa, quando Simone e Monica, stanchi dei rispettivi lavori, hanno scelto di cambiare vita e di dedicare anima e corpo all'arte del gelato.

«Nel 2010 abbiamo deciso di lasciare il lavoro d'ufficio che avevamo e, visto che entrambi abbiamo sempre avuto la passione per il cibo e dato che io - afferma Simone - fin da piccolo "pasticciavo" in cucina con mia zia, che gestiva un ristorante nella Bassa reggiana, ci siamo buttati. Appena abbiamo iniziato ad orientarci un po' nel mondo della gelateria, abbiamo cercato di acquisire una grossa professionalità con corsi professionali altamente specializzati. Io, poi, che per carattere ho bisogno di stimoli, ho da subito iniziato a fare tantissime sperimentazioni, cercando di crearmi una mia idea intima di quello che è il gelato».

Al Capolinea, difatti, a fare la differenza è la sperimentazione. Ed è così che accanto a gusti classici come pistacchio e cioccolato fondente, si trovano abbinamenti adatti ai palati curiosi: dal gelato alle capesante, a quello al tortellino, per finire con quello al Sauvignon.

«Le materie prime che usiamo le prendiamo da produttori che andiamo a conoscere di persona, di cui andiamo a verificare il modo di lavorare e di cui, quindi, ci fidiamo. Preferibilmente gli ingredienti sono bio nonché a chilometro zero e li lavoriamo con macchinari moderni, che qui nelle gelaterie di Reggio Emilia sono poco diffusi. Dietro al gelato che offriamo al pubblico, c'è un grosso impegno in termini di ore di lavoro e di denaro, ma non mancano le soddisfazioni, che ci incentivano ad andare avanti con tanta dedizione», concludono Simone e Monica.