I profughi volontari e l'estetica del razzismo

Il consenso richiede fatica e se è possibile ottenerlo in modo facile e spregiudicato tanto meglio; questa è la filosofia del populista medio

REGGIO EMILIA. Il razzismo contemporaneo è costituito da una serie di retoriche e di luoghi comuni capaci di alimentare azioni talvolta violente e comunque discriminatorie verso persone e comunità. E' quindi il trionfo di un pensiero irrazionale, irrilevante nella portata intellettuale e ristretto negli orizzonti.

A ben vedere dovrebbe essere dunque declassato dal rango di pensiero e ricondotto ad istinto animale, a reazione improvvisa e nervosa verso qualcosa di cui si ha paura. Tuttavia, essendo la nostra specie dotata di ragione e razionalità – e anzi essendo queste caratteristiche le ragioni della nostra evoluzione e del nostro dominio sulla Terra – dobbiamo sforzarci di riconoscere nel razzismo un tratto politico, sociale e culturale tutt'altro che trascurabile.

L'estetica del razzismo, incarnata spesso da comportamenti folkloristici o banali nella loro superficialità, non deve trarre in inganno e indurci a sottovalutarne gli effetti reali. I luoghi comuni risultano potenti per due ragioni: perché colgono una sofferenza sociale sulla quale insistere in modo strumentale e perché non vengono adeguatamente smentiti e denunciati sul piano politico, culturale e anche scientifico.

Il segretario provinciale della Lega Nord ha messo in atto questo copione in modo emblematico evocando rischi e paure circa l'impiego di persone richiedenti asilo politico – i cosiddetti “profughi” - in qualità di volontari presso Festareggio. Ha infatti contrapposto questa lodevole iniziativa alla “comunità dei produttori” – operai, artigiani e imprenditori – vittima di lacci e lacciuoli burocratici. Se è vero che la burocrazia italiana spesso soffoca l'imprenditoria così come il lavoro risulta - in modo altrettanto evidente - inconcepibile il legame tra questa affermazione e l'attività volontaria prestata da un gruppo di persone ad una festa di partito.

Il pregiudizio che soggiace a quello che altrimenti risulterebbe essere solo uno sragionamento è che i profughi tolgono il lavoro agli operai e agli artigiani italiani o comunque godono di non meglio precisati “privilegi”. Torna qui lo schema del luogo comune: ci si rivolge a fasce sociali in sofferenza a causa della crisi economica e si porge loro non la soluzione ai problemi reali ma il nemico contro cui scagliare rabbia e frustrazioni. Poco conta che si tratti di volontari che, al pari di alcuni milioni di persone ogni giorno nel Paese, dedicano parte del proprio tempo ad attività utili alla società che nulla hanno a che vedere con il lavoro e le sue norme.

Il vantaggio del  populista-razzista in questo gioco al massacro è meramente elettoralistico. Il consenso richiede fatica e se è possibile ottenerlo in modo facile e spregiudicato tanto meglio; questa è la filosofia del populista medio.

Resta imprescindibile e irrinunciabile, in questo quadro desolante, il dovere e il senso della buona politica. Il dovere è quello di denunciare costantemente e con rigore la banalità del razzismo. Il senso di ciò è dato dal valore della democrazia.

La democrazia richiede cittadini attenti e competenti, dotati di spirito critico e capacità di discernere ciò che è vero da ciò che è falso e ingannevole. La democrazia richiede una mente libera da stereotipi e pregiudizi che inquinano il pensiero e limitano gravemente le straordinarie possibilità dell'essere di cui l'uomo è dotato. La democrazia esige che la politica immagini società coese, dove le differenze culturali di ogni tipo siano un valore nella misura in cui rafforzano le libertà, le consapevolezze e le opportunità. Il conflitto democratico segue direttrici che non possono essere biologiche ma sociali e culturali ed è sempre in grado di fermarsi di fronte al rispetto e all'intangibilità dell'altrui dignità e umanità.

Il razzismo, in salsa leghista o meno, è una piccola miseria umana dagli effetti potenzialmente devastanti per la democrazia e dunque per l'umanità.

Averne consapevolezza è dovere di ogni buon cittadino.

* Matteo Sassi è vicesindaco del Comune di Reggio Emilia, SEL