"Volandia" si fa bella con la locomotiva snobbata da Reggio Emilia

Al museo vicino alla Malpensa la CCFR8 costruita alle Officine Reggiane e «ceduta» dall’Act in comodato d’uso

REGGIO EMILIA. Abbiamo perso il treno, anzi... la locomotiva. Ed è solo colpa nostra. Volandia, il sempre più esteso parco e museo del volo situato a poca distanza da Malpensa, inaugurerà il prossimo 4 settembre il nuovo «Museo europeo dei trasporti Ogliari».

Francesco Ogliari, milanese classe 1931, avvocato e scrittore, era anche un grandissimo appassionato di trasporti. La sua ricchissima collezione privata comprendeva treni, tram e veicoli di ogni genere «che ha voluto donare ai posteri». Nel museo a lui dedicato, troverà posto anche la locomotiva costruita alle Reggiane nel 1908 (con carrozza utilizzata sulla linea Reggio-Ciano), quella che i reggiani vedevano in Viale Umberto I negli anni Ottanta, di proprietà dell’ACT e prestata alla collezione Ogliari.

Gli appassionati la conoscono come CCFR8 (Consorzio Cooperativo Ferrovie Reggiane). Lo stock di locomotive a vapore di cui fa parte venne costruito alle Officine Reggiane su licenza tedesca della ditta Henschel di Kassel, in Germania. Sua “sorella gemella”, la CCFR7, è in letargo in un capannone nel deposito ferroviario Act-Fer di Santa Croce.

In pensione, la CCFR8 lo è dal 1959: per qualche anno, venne usata per fare da scorta ai diesel (i treni andavano a vapore sino a metà degli anni Settanta, ma sulle linee locali i locomotori diesel arrivarono molto prima), poi fu piazzata a mo' di monumento al centro del giardino pubblico di viale Umberto I.

Mai sottoposta a manutenzione, arrugginita e ormai pericolosa con le sue lamiere contorte, restò nei giardini sino a metà degli anni Ottanta, quando tornò ad affiancare la numero 7 su un binario morto a Santa Croce. Un oblio inaccettabile, per un grande collezionista come Ogliari: che la vide, la acquisì dall'Act in comodato d'uso e la trasferì nel suo spettacolare museo di Ranco Varese, sul lago Maggiore.

Secondo le clausole dell'epoca, la locomotiva avrebbe dovuto essere riconsegnata all'Act (così l'articolo 6 del contratto di comodato d'uso) entro sei mesi da un'eventuale richiesta di restituzione. Il Safre (Sodalizio amici delle ferrovie Reggio Emilia) ha chiesto all'Act di pretenderne la restituzione dagli eredi, facendo valere la clausola di cui si è detto. Nessuno se ne è preoccupato.

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