Zoe Cafè, dai tempi d'oro della movida al degrado

Lo storico locale di San Maurizio è diventato un rifugio per senzatetto che vivono in mezzo ai rifiuti e alla boscaglia

REGGIO EMILIA  Per anni è stato un punto di riferimento della movida reggiana, diventando negli anni Novanta uno dei maggiori luoghi di aggregazione per i giovani che cercavano divertimento in città. Ma, a distanza di quasi un decennio dalla sua chiusura, anche lo Zoe Cafè, lo storico locale notturno sulla via Emilia, a San Maurizio, sta andando incontro ad una fine simile a quella dell’ex Marabù, la leggendaria discoteca di Cella.

Un rifugio per senzatetto, in quegli stessi spazi dove generazioni di reggiani hanno trascorso le proprie serate in compagnia di buona musica. Ora lasciati andare al degrado e all’incuria. Quella dello Zoe Cafè è stata una lunga agonia. Prima di chiudere definitivamente i battenti, il locale è passato di fronte a numerosi cambiamenti, nel tentativo di un rilancio che non c’è mai stato.

Il primo nome era stato “Señora noche”, diventando ritrovo privilegiato per quanti amavano la musica latino-americana. Per anni è stato conosciuto anche come il “Lolas”, per poi cambiare nuovamente e diventare il “Segnali di fumo”. 

Nel 2007, infine, era stato trasformato nel ristorante pizzeria “Tropical pizza”. Solo un anno dopo, nel 2008, la chiusura definitiva, con l’avvio di un degrado lento e inesorabile, cominciato sin da subito. Ad appena sei mesi dalla chiusura, sempre nel 2008, un grosso rogo di immondizia rischiò di distruggerlo. L’immondizia era depositata all’interno dei locali e l’incendio provocò una densa colonna di fumo che invase gran parte della via Emilia.

Una situazione che nel corso degli anni è andata sempre più peggiorando, come raccontano i commercianti dei negozi vicini, che da tempo si stanno battendo per la riqualificazione dell’edificio. «C’è un degrado notevole. Non solo a livello igienico e quindi di pulizia. Ma anche a livello sociale», raccontano nel vicino forno di San Maurizio. Erba alta, sacchetti di rifiuti gettati ovunque, una bici posata a terra. E un via vai di persone, sia di giorno che di notte, che non lascia affatto tranquilli i residenti.

«Ci sono persone che vengono qui a dormire, ma sembra che non si riesca mai a fare nulla, nonostante la situazione sia nota a tutti», aggiungono dal forno. Secondo quanto raccontano i residenti, finora l’unica cosa che si è riusciti ad ottenere è una recinzione di plastica, a delimitare l’area. Una misura troppo limitata rispetto al disagio che affermano di subire. «Un anno e mezzo fa è apparso un cartello con la scritta “Vendesi” – aggiungono dal panificio – da quella volta, però, della cessione non se n’è saputo più niente».