«Nella nuova casa Acer con le barriere in bagno»

Scandiano: madre e figlia, malate, in attesa di entrare nel nuovo appartamento Ma il water è troppo alto. Il dirigente comunale: «Abbiamo fatto molto per loro»

SCANDIANO. «In una casa non ci sono bagno e doccia all’altezza. E non sappiamo come portare i mobili. Nell’altra non possiamo tornare, il contratto scadrà a breve. Cosa faremo?» Sono piene di amarezza, ma anche di paura, le parole di Cosimina “Mina” Carucci e di Delia Alberghini, madre e figlia di Cà de Caroli, entrambe affette dalla sindrome di Elhers-Danlos, una rarissima malattia genetica che intacca i tessuti connettivi e rende difficile ogni movimento. Delia ne è affetta in maniera più grave, e da oltre 15 anni deve vivere su una sedia a rotelle, con protesi e tutori agli arti e al bacino. Mina, che ha scoperto di essere malata a 42 anni, per ora ha una forma più leggera, che però spesso si acuisce bloccandola a letto. Da diversi anni le due vivono a Cà de Caroli, in un appartamento attrezzato con ascensore il cui affitto viene pagato dal Comune di Scandiano.

Alla metà del 2014, si è liberato un alloggio dell’Acer ad Arceto adatto alle loro esigenze, con ascensore e spazi adeguati, in cui dovrebbero andare a vivere a ottobre, quando scadranno i termini per la casa di Cà de Caroli e loro torneranno dall’estate passata a Montefiorino, ospiti di amici per sfuggire al caldo pericolosissimo per la loro patologia.

E qui arriva il problema. «A febbraio ci hanno fatto vedere il nuovo appartamento, siamo andate a vederlo e ci siamo accorte che il bagno non era stato sistemato, l’Acer non era stata avvisata» – raccontano.

Per le esigenze di Delia e Mina, infatti, è necessario un water per disabili e una doccia a filo pavimento con seggiolina.

«A marzo ci hanno dato le chiavi, e ci siamo accorte che il water è troppo alto, non riusciamo a toccare coi piedi per terra. E nello scarico della doccia l'acqua non entra, non c'è la pendenza minima».

La situazione è stata segnalata al dirigente e all’assistente sociale che «seguono il nostro caso. Prima hanno cercato di convincerci che i water per disabili sono tutti di quell’altezza. Poi ci é stato proposto di risolvere il problema mettendo un gradino. Non capiamo se fossero seri o ci stessero solo prendendo in giro».

Ora si aggiunge un secondo problema, il trasloco. Molti oggetti sono stati portati ad Arceto grazie ad amici, ma rimangono cucina e mobili pesanti, per cui è necessaria un’azienda specializzata, perché la nuova casa è al terzo piano.

«Il Comune ci ha detto che dai loro conti abbiamo abbastanza soldi per pagarcela da sole, ma non è vero. Quello che riceviamo per pensioni e assegni di cura lo spendiamo in gran parte per medicine, prodotti e per pagare una signora che per alcune ore al giorno ci aiuta. Prima la avevamo per più ore, ma ora l'assegno ci è stato ridotto».

A ottobre, si chiedono, «come faremo? Ad Arceto in queste condizioni non possiamo andare, e non sappiamo come portare i mobili. E a Cà de Caroli saremmo accampate, senza contare che il contratto di affitto scadrà. Non sappiamo più cosa dire, ci sentiamo prese in giro. Sino al 2013 il Comune ha fatto tanto per noi, non lo neghiamo, ma da due anni a questa parte ci sentiamo solamente un peso».

«I lavori nell’appartamento sono stati fatti seguendo le indicazioni del Caad (Centro per l'adattamento dell’ambiente domestico), con un costo di oltre 10mila euro, se poi il problema diventasse il water credo che si possa risolvere senza molti problemi» – spiega Fulvio Carretti, dirigente del Comune di Scandiano che da anni segue la famiglia Carucci-Alberghini. «Per quanto riguarda il trasloco, abbiamo fatto una valutazione della situazione Isee della famiglia e dai nostri calcoli loro possono permettersi di pagare autonomamente le spese di trasferimento. In questi anni il Comune ha fatto moltissimo per loro, cerchiamo di continuare a farlo, ma anche loro devono cercare di adeguarsi».