«Ungaro venga sentito dall’Antimafia»

Brescello, il M5S: «L’ex vigile è stato il primo a denunciare la collusione tra mafia e politica, deve tornare in servizio»

BRESCELLO. Il Movimento 5 Stelle chiede l’audizione di Donato Ungaro in Commissione parlamentare antimafia. Lo spiegano Maria Edera Spadoni, deputata, e Gianluca Sassi, consigliere regionale, i quali – rivolgendosi all’assessore Mezzetti che ha la delega alla legalità – chiedono di favorire «l’adempimento delle sentenze, soprattutto di quelle che ristabiliscono i giusti rapporti con rappresentanti delle istituzioni danneggiati da fatti che direttamente o indirettamente traggono origine da fatti di mafia». Il riferimento è a una sentenza con cui la Cassazione ha stabilito che l’ex sindaco di Brescello Ermes Coffrini licenziò ingiustamente l’ex vigile Donato Ungaro.

«Ungaro – secondo Spadoni e Sassi – fu tra i primi a scoperchiare la pentola in cui incominciava a bollire uno strano miscuglio tra politica e malaffare. Ora l’attuale sindaco di Brescello, Marcello Coffrini (figlio di Ermes), nel procedimento davanti a un giudice sembra aver già fatto sapere di non essere d’accordo con il ritorno in servizio dell’ex vigile». I due esponenti grillini, quindi, polemizzano con l’attuale sindaco, puntando il dito sul fatto che si opponga al reintegro del vigile ma che in un’intervista (che suscitò durissime polemiche) abbia invece definito Francesco Grande Aracri (condannato per mafia e considerato punto di riferimento dell’Ndrangheta in Emilia) una persona «gentile ed educata». «L’operazione antimafia di mercoledì 28 gennaio – proseguono Spadoni e Sassi – sembra aver stabilito che nel 2009 le elezioni comunali a Brescello furono inquinate dal voto mafioso. Ungaro lo scriveva 12 anni fa portando a galla alcune storie allora indigeste che riguardavano anche la comunità cutrese del paese della Bassa, nomi finiti ora nell’inchiesta Aemilia. Chiediamo a tutte le istituzioni, a cominciare dalla Regione e dai Comuni della bassa, di far sentire la loro voce contro le organizzazioni malavitose e a favorire l’adempimento delle sentenze, soprattutto di quelle che ristabiliscono i giusti rapporti con rappresentanti delle istituzioni danneggiati da fatti che direttamente o indirettamente traggono origine da fatti di mafia». (a.v.)