Revocato l’arresto a Abdelgawad

L’imprenditore egiziano era considerato il prestanome di Bolognino

REGGIO EMILIA. «Sono un imprenditore che ha fatto un investimento, non sono un prestanome di Bolognino». Ha atteso per giorni di essere sentito e giovedì Ibrahim Ahmed Abdelgawad è comparso davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia. Il 16 luglio scorso era stato arrestato in seguito all’indagine bis dell’inchiesta Aemilia sulla ’ndrangheta a Reggio Emilia e nel resto della regione. L’accusa lo inquadra quale prestanome del locale l’Ariete di Parma per celare il vero dominus, ovvero Michele Bolognino, considerato uno dei capibastone in Emilia del clan Grande Aracri. Un’operazione architettata per celare il patrimonio di Bolognino, tesi smontata però Abdelgawad durante l’interrogatorio, assistito dal suo legale, Costantino Diana. L’imprenditore di origine egiziana ha ricostruito il rapporto d’affari con Bolognino presentando i suoi movimenti in conto correte. Ha ribadito di essere l’effettivo titolare del ristorante, per il quale pagava 1.300 euro al mese di affitto e altri 1.700 per i mobili, subentrando nell’attività con una caparra di 9mila euro. I dipendenti erano regolarmente pagati e l’incasso lo andava a ritirare ogni sera versandolo in banca. Tra i dipendenti anche Domenico Bolognino e la sorella, figli di Michele. (e.l.t.)