'Ndrangheta, blitz a Reggio. Arrestato l'imprenditore Giovanni Vecchi. Sequestrati beni per 330 milioni

Nuova misura per Nicolino Grande Aracri. In manette il patron della Save Group insieme ad Alfonso Diletto e Michele Bolognino. E' la seconda tranche dell'operazione Aemilia: la Dda di Bologna emette provvedimenti nei confronti di nove persone tra l'Emilia e la Lombardia. Alfonso: "A Reggio 7mila persone vicine al clan"

REGGIO EMILIA Nuovi arresti e sequestri di società, beni e attività commerciali per un valore di oltre 330 milioni di euro nell’ambito dell’operazione Aemilia. Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri stanno eseguendo a Reggio Emilia, nel resto della Regione e in Lombardia, nuove ordinanze di custodia cautelare emesse, su richiesta della procura distrettuale antimafia di Bologna, nei confronti di 9 soggetti, tre dei quali esponenti della 'ndrangheta emiliana attiva nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena ed operante anche in quelle di Verona, Mantova e Cremona.

Decine le perquisizioni in corso in varie aree del territorio nazionale, anche a carico di liberi professionisti. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Modena e Parma nonchè dal Ros di Roma, l'infiltrazione della 'ndrangheta emiliana, articolazione della cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone), nel tessuto economico nazionale, oltre che locale, attraverso la costituzione di varie società di capitali.

GLI ARRESTATI  C'è anche Nicolino Grande Aracri, considerato il boss della 'ndrangheta attiva tra la Calabria e l'Emilia, tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Alberto Ziroldi nell'ambito della nuova tranche di Aemilia. Oltre che per Grande Aracri, già detenuto per altre vicende, il carcere è stato disposto anche per Alfonso Diletto e Michele Bolognino, accusati di essere tra i capi dell'organizzazione sgominata dall'ondata di arresti di gennaio. I domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto, Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed Abdelgawad.

Sono indagati a vario titolo e in concorso tra loro di trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante di aver agito per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa. Ad Alfonso Diletto e Patricelli è contestato pure l'impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza, anche in questo caso aggravata.

Operazione Aemilia 2, il blitz dei carabinieri

L'IMPRENDITORE REGGIANO E GLI AFFARI CON IL CLAN  A finire in carcere anche Giovanni Vecchi, nome eccellente dell'imprenditoria reggiana, patron della Save Group, azienda di costruzioni e impianti per le grandi opere, che è già stata dichiarata fallita nel 2013. Secondo la Dda di Catanzaro, però, prima che intervenisse il tribunale fallimentare, l'azienda di Vecchi aveva chiesto il concordato per tentare di uscire dalla crisi finanziaria. Nella compagine azionaria era entata Patrizia Patricelli, già conivolta nell'inchiesta Aemilia, che fece da tramite con Diletto, considerato il braccio destro di Grande Aracri, il quale spolpò l'azienda reggiana. Anche per Vecchi l'accusa è grave: gli viene contestato il trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante di aver agito per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa.

Il sequestro preventivo riguarda le società Consorzio Europa con sede a Brescello (Reggio Emilia); Immobiliare BG S.r.l, con sede a Reggio Emilia Immobiliare Prestigio S.r.l. di Parma; Platino Immobiliare S.r.l.' di Modena; D.S. Costruzioni S.r.l. con sede a Brescello, tutte riconducibili a Diletto. Così come altre quattro società - SAVE Group S.r.l e SAVE Engineering S.r.l. di Montecchio Emilia, Impregeco S.r.l. di Roma, SAVE International LTD, con sede a Birzebbuga (Malta) - dove è emerso l'interesse diretto di Nicolino Grande Aracri.

Sequestrata anche la discoteca "La Para" di Parma, riconducibile a Michele Bolognino. Dalle indagini sono emersi ulteriori elementi sulla posizione apicale rivestita da Diletto, collettore di risorse economiche provenienti anche dalla cosca, che faceva confluire in diverse società operative nel settore degli appalti.

Nel caso della Save International Ltd, Diletto risulta formalmente coinvolto nell'attività di gestione, forse perché convinto di potersi sottrarre all'eventuale aggressione patrimoniale da parte dell'autorità italiana. Collegamenti tra le società e la loro riferibilità ad un unico soggetto economico sono avvalorati dai significativi flussi finanziari tra SAVE Group, da un lato, e SAVE Engineering ed Impregeco, dall'altro, gestiti dai prestanome Vecchi e Patricelli, per gli investigatori a conoscenza della riferibilità delle società a Diletto e, per suo tramite, a Grande Aracri.

Anche Michele Bolognino è risultato referente di attività economiche di derivazione illecita, mentre sono ritenuti prestanome Abdelgawad, Jessica Diletto e Spagnolo. Una misura di prevenzione è stata eseguita infine a carico di Palmo Vertinelli, imprenditore arrestato a gennaio: il provvedimento integra un precedente sequestro di beni per 9 milioni da parte del Ros, il 24 febbraio, e ha colpito due ulteriori aziende, 54 immobili, 12 auto e 20 tra rapporti bancari e societari. Anche in questo caso l'indagine ha accertato un illecito accumulo di ricchezze e tentativi di dissimulare disponibilità economiche, per eludere l'applicazione delle misure di prevenzione previste dalla normativa antimafia.

L'operazione è scattata intorno alle 4 e vede mobilitati oltre 300 Carabinieri tra cui il Raggruppamento Operativo Speciale (Ros), supportati da elicotteri ed unità cinofile, impegnati ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare - emessa dal Gip Alberto Ziroldi del Tribunale di Bologna su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 9 soggetti, ritenuti appartenenti o “fiancheggiatori” della ‘ndrangheta emiliana, attiva  nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena ed operante anche in quelle di Verona, Mantova e Cremona.

I reati contestati a vario titolo sono trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attività economiche di denaro, beni ed altre utilità provento delle attività illecite della cosca. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei Comandi provinciali di Modena e Parma e dal Ros di Roma, l’infiltrazione della ’ndrangheta emiliana, articolazione dei Grande Aracri nel tessuto economico nazionale, oltre che locale, attraverso la costituzione di varie società di capitali.

LA FASE "DUE" DELL'INCHIESTA  La 'Ndrangheta emiliana, strutturalmente autonoma rispetto alla cosca cutrese di cui costituisce derivazione storica, aveva costituito società falsamente intestate a terzi, dove conferire ingenti somme di denaro e altre utilità derivanti dai reati fine del sodalizio, oltre a provviste illecite direttamente riconducibili al boss Nicolino Grande Aracri.

AEMILIA: ECCO I NOMI DI TUTTI GLI INDAGATI

È questo lo sviluppo investigativo - in prosecuzione dell'inchiesta Aemilia che a gennaio aveva visto l'esecuzione di 117 arresti - che ha portato nella notte alla nuova operazione. L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Bologna scaturisce dall'indagine coordinata dal procuratore capo Roberto Alfonso e dai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi.

Aemilia bis, il procuratore Alfonso: "Vicine al clan 7mila persone a Reggio Emilia"

«Quando due, parlando fra di loro, uno dice all'altro "a Reggio Emilia sono circa 7mila e 3 o 4 mila sono a Parma", io ho ragione di preoccuparmi». Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, citando un'intercettazione della seconda tranche dell'inchiesta 'Aemilià in cui due soggetti parlano di persone 'disponibilì.

La misura cautelare ha disposto anche il sequestro preventivo di nove società di capitali, alcune delle quali impegnate nella realizzazione di importanti contratti d'appalto all'estero, e di una discoteca. Gli investigatori ritengono che le condotte dei prestanome arrestati abbiano garantito alla cosca la continuità delle attività d'impresa anche dopo gli arresti eseguiti a gennaio.