Cia contro Coldiretti: «Allarme assurdo sui nostri formaggi»

Antenore Cervi durissimo con l’associazione concorrente a proposito delle norme sull’utilizzo del latte in polvere

REGGIO EMILIA. Un polverone sul latte in polvere. O meglio, sul formaggio fatto senza latte. Dopo l’allarme lanciato dalla Coldiretti è la Cia reggiana a intervenire per gettare acqua sul fuoco e rintuzzare la polemica contro “la solita associazione” e il suo “protagonismo mediatico”.

A prendere le distanze da questo allarme è il presidente della Cia reggiana Antenore Cervi, secondo cui «il polverone mediatico che si sta creando intorno al divieto di utilizzare il latte in polvere per i prodotti lattiero-caseari rischia di innescare preoccupanti allarmismi, a svantaggio del made in Italy agroalimentare.

E’ sbagliato diffondere notizie superficiali che mancano del necessario approfondimento. Il latte in polvere - scrive Cervi in una nota - è vietato nella produzione dei formaggi Dop e, comunque, per gli altri prodotti resta l'obbligo di indicarne un eventuale utilizzo tra gli ingredienti. Peraltro il nostro Paese è tuttora impegnato a difendere la propria posizione in Europa sulla materia».

Nel mirino di Cervi c’è (anche se non la cita) la Coldiretti: «Tutto questo deriva dal ben noto protagonismo mediatico di un’associazione, che pur di far notizia non si preoccupa di procurare allarmismo ingiustificato: ancora oggi rileviamo dalla stampa locale tale associazione fare riferimenti incongrui alla produzione di Parmigiano-Reggiano, che non viene in nessun modo toccato dal problema dell’uso di latte in polvere, per non parlare della ‘topica’ che questo uso disinvolto e frettoloso della divulgazione di notizie ha procurato ad un notissimo ‘guru’ del cibo».

«Può esser vero – prosegue Cervi – che a volte l’Europa possa essere più attenta agli interessi di alcuni Paesi rispetto ad altri, ma non diamole più colpe di quelle che ha effettivamente. Nel caso specifico, anche se i maggiori produttori di latte in polvere sono Olanda, Belgio ed i paesi nordici in genere, il problema è stato sollevato dall’industria casearia italiana, che non brilla sicuramente per attitudine a lavorare in filiera con gli allevatori italiani. Ma è proprio vero che l'Europa ha dato il via libera al formaggio senza latte, al cioccolato senza cacao, eccetera?

C'è chi sui provvedimenti Ue sparge a piene mani mezze verità per colpire la fantasia dei consumatori, che sono spesso peggio delle bugie intere. Il formaggio senza latte sarebbe un'offesa alla storia del nostro Paese, ma a noi non risulta che l'Europa voglia imporci di produrre il formaggio senza latte. Il Parmigiano Reggiano e gli altri formaggi di qualità non corrono alcun pericolo. La materie prime per i grandi formaggi italiani sono garantite e la Ue non ha nulla da eccepire in proposito.

A noi risulta – conclude Cervi - che il contenzioso tra Ue ed Italia sia circoscritto all'applicazione del Regolamento comunitario il quale consente l'utilizzo delle caseine e dei caseinati per la produzione dei formaggi fusi. L'Ue chiede all'Italia di dare attuazione alla normativa. La richiesta è inaccettabile, ma non è la stessa cosa che sostenere che l'Europa vuole imporre all'Italia di fare il formaggio senza latte, tanto più i formaggi Dop».