Tre mesi senza paga, sciopero alla Goldoni di Rio Saliceto

La storica azienda di trattori in concordato: saltano i pagamenti ai 300 dipendenti. Petrillo (Fiom): «Mancano investimenti»

RIO SALICETO. Trecento lavoratori senza stipendio da tre mesi. Un’attesa infinita che sta mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie dei lavoratori della Goldoni spa, dove domani scatterà lo sciopero per l'intera giornata con presidio davanti cancelli di via Canale - tra Carpi e Rio Saliceto - a partire dalle 7.30 sino alle 12.30.

La pazienza dei dipendenti è giunta al limite, messa a dura prova dopo i mancati pagamenti degli stipendi di aprile, maggio e giugno. Come una doccia fredda, la direzione aziendale ha infatti comunicato alla Fiom-Cgil e alla Rsu nell'ultimo incontro di lunedì 29 giugno alla Confindustria di Modena, che il giorno 30 giugno avrebbe depositato domanda di concordato con continuità presso il Tribunale di Modena, che porterà al “congelamento” di tutte le retribuzioni spettanti.

Un duro colpo per la storica azienda che produce trattori, nata più di 80 anni fa dall'intraprendenza del fondatore Celestino Goldoni che creò le prime motopompe. Negli ultimi 10 anni la diversificazione della gamma di macchine ha portato all’affermazione come un marchio leader nel mondo per l'agricoltura specializzata di motocoltivatori, trattori per vigneto e frutta, trattori articolati e sterzanti, trattrici con pianale di carico. Poi lo scenario industriale è cambiato anche a causa della crisi, che ha portato ora alla richiesta di accesso alla procedura concorsuale.

«Sperando che la scelta del concordato possa permettere all'azienda di superare il grave momento in cui versa e salvare tutti posti di lavoro – afferma Antonio Petrillo della Fiom-Cgil di Carpi - siamo comunque critici nei confronti della direzione aziendale per le promesse fatte e non mantenute circa il pagamento di quanto dovuto prima della presentazione di domanda di concordato».

Negli ultimi anni, la Fiom unitamente alla Rsu di fabbrica ha cercato di modificare l'atteggiamento passivo tenuto dalla Goldoni con iniziative sindacali, «chiedendo piani industriali e investimenti per poter avere un rinnovamento organizzativo e tecnologico che permettesse di superare la crisi e ritornare alla piena occupazione. A causa dei mancati investimenti e delle scelte non fatte da parte della Goldoni – aggiunge Petrillo - non è stato possibile evitare un altro tipo di conclusione della vicenda, anzi dopo aver utilizzato ammortizzatori sociali per evitare perdite di occupazione, oggi ci troviamo a interrogarci su quale futuro ci aspetta e sulla difficile condizione finanziaria in cui versa l’azienda».

La Goldini mantiene la fisionomia caratteristica della media impresa industriale emiliana, tenuta saldamente in mano dall’omonima famiglia carpigiana e basata su progettazione e produzione in fabbrica, ma che deve essere sostenuta da fonti finanziarie costanti.

A dirlo sono anche i numeri, con un fatturato che al 2013 era di 48 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente ma con una perdita a bilancio di 4 milioni, livello già toccato nel 2012 con conseguente riduzione del patrimonio netto. Risorse che devono poi essere in parte reperite con l’ausilio delle banche, verso le quali l’esposizione è ormai a livelli di guardia.

Per cercare una svolta, i lavoratori unitamente ai sindacati metteranno in campo, come già fatto in passato, tutte le iniziative necessarie affinché la Goldoni riprenda a essere un’azienda leader nel settore delle macchine agricole, mantenendo tutti i livelli occupazionali, «perché – continua Petrillo - non devono essere i 300 lavoratori a pagare l’irresponsabilità dell’impresa».

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