Si abbassa il sipario sullo storico palco del circolo Calamita

Cavriago: dopo 17 anni di attività e grande musica il locale accanto a fornace e Cremeria chiude i battenti

CAVRIAGO. Addio al Calamita, addio a uno dei luoghi simbolo della musica reggiana. Cavriago si prepara a salutare definitivamente il circolo Arci di via Guardanavona, lo storico locale al primo piano della palazzina a fianco della fornace e della Cremeria, aperto 17 anni fa da un gruppo di amici e diventato un riferimento per appassionati di musica di tutta Italia.

Oltre che sala prove utilizzata da numerose band. I ragazzi che nell’ultimo periodo si erano fatti carico della gestione hanno iniziato il trasloco, «stiamo svuotando il circolo. Via i divani, le poltrone, il sipario, la scritta Calamita sul palco, l'impianto audio, le luci Tutto quanto», scrivono su Facebook. L’attrezzatura potrebbe tornare utile, perché il gruppo storico del locale non esclude l’idea di portare avanti il marchio Calamita, anche se per ora non vi è nulla di concreto all’orizzonte.

La chiusura è diventata un passo inevitabile anche per problemi logistici. Nel grande stabile in cui si trova il circolo dovranno essere effettuati parecchi lavori di sistemazione e di messa in sicurezza da parte del Comune, e una lunga sospensione dell’attività sarebbe comunque stata necessaria. Si parla di un edificio che già alcuni anni fa era stato chiuso dopo alcune scosse di terremoto che avevano intaccato anche la fornace a fianco, prima di essere poi riaperto.

Ora, una nuova pausa avrebbe avuto conseguenze pesanti sull’attività. Da qui, la scelta più dolorosa, quella di salutare definitivamente, accolta con dolore sincero da centinaia di persone. Basta guardare i commenti e le condivisioni sulla pagina Facebook del Calamita, con “gridi di disperazione” e saluti commossi da ragazze e ragazzi non solo emiliani, ma di mezza Italia.

E d’altronde, non si parla di un luogo qualunque, ma di un club dove sono passati nomi importanti e amatissimi, che spesso spingevano gli appassionati a lunghe trasferte pur di vederli sul palco cavriaghese. Dall’ex Dream Syndicate Steve Wynn a Thalia Zedek, dalla regina della no-wave Lydia Lunch ai pionieri del kraut-rock Faust, oltre a decine di band e solisti italiani. Gli amatissimi Diaframma, i cavriaghesi Giardini di Mirò e i reggiani Offlaga Disco Pax, che al Calamita avevano una “sede distaccata”, i Massimo Volume, il compositore di colonne sonore Theo Tardo.

O un altro reggiano doc, Massimo Zamboni, e band che poi sono finite sotto luci più forti, come i Baustelle o il progetto Brunori Sas. Molti dei musicisti, sempre sui social network, hanno reso omaggio al Calamita, unendosi a chi in questi 17 anni li ha visti sul palco. La parola fine l’hanno messa i due fondatori, Davide Fontanili e Stefano Corrias, che hanno tolto la grande scritta “Calamita” dalla parte superiore del palco, per quello che pare l’ultimo commiato. (adr.ar.)