Vigile licenziato, Brescello deve risarcire 300mila euro

Donato Ungaro, lasciato a casa per i suoi servizi giornalistici, vince la causa anche in Cassazione dopo 14 anni. Ora il Comune dovrà pagare il risarcimento e tutti i contributi arretrati

REGGIO EMILIA  Sono giunti al termine quattordici anni di cause segnate da carte bollate, avvocati, ricorsi e sentenze, con relativi costi per l’amministrazione di Brescello che non è mai scesa a migliori consigli nonostante avesse già perso in primo e secondo grado. Una vicenda annosa partita nel 2002, quando l’amministrazione in mano alla giunta dell’ex sindaco Ermes Coffrini licenziò in tronco l’allora vigile urbano Donato Ungaro.

Un dipendente scomodo, lasciato a casa in barba all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza un motivo concreto - come scritto dai giudici - e che ha impugnato il licenziamento vincendo ora, in via definitiva, la causa di una vita, come stabilito dalla Cassazione lo scorso febbraio con sentenza depositata due giorni fa, che pone ora un grosso problema per l’amministrazione del sindaco Marcello Coffrini (figlio di Ermes), che dovrà sborsare un risarcimento di 191mila euro a Ungaro. Cifra che sfiora i 300mila euro se si aggiungono anche i contributi non versati e tutte le spese di giudizio sostenute dall’ente locale.

Ungaro, rileggendo le carte, ebbe una colpa sola, che fu la collaborazione giornalistica con la Gazzetta, come riportato nelle memorie difensiva del Comune, attività saltuaria che portava avanti parallelamente all’impiego di vigile.

L’ex dipendente, ora autista di Tper a Bologna, aveva successivamente scoperchiato il vaso di Pandora sulle escavazioni abusive al Lido Po, filmando e rendendo conto sulle colonne del quotidiano le attività in atto nell’alveo del grande fiume da parte di alcune ditte della Bassa, tra le quali la Bacchi. Una storia indigesta (era il 2004) che si somma ai servizi giornalistici precedenti al 2002, ritenuti un abuso in violazione del suo ruolo di dipendente pubblico del Comune di Brescello.

Una lite conclusasi ora con la Suprema Corte che rigetta il ricorso dell’amministrazione, condannandola a liquidare altri 3mila euro per compensi professionali, come già capitato in passato. Ungaro, difeso dagli avvocati Alberto Piccinini, Paolo Banzola e Ernestina Morstofolini, procederà ora alla riscossione della somma che gli spetta di diritto e che dovrebbe essere già stata accantonata in via prudenziale a detta del Comune di Brescello.