Sel contro Sassi, suo assessore: «Acqua, niente piano B»

Il vicesindaco sconfessato dal suo partito: «Va difesa la scelta dei cittadini». La Cgil: «Non tradite il referendum»

REGGIO EMILIA. Sulla spinosa questione dell'acqua pubblica sta nascendo un conflitto nel cuore di Sinistra, ecologia e libertà. Lucia Lusenti, consigliere comunale di Sel, e Cosimo Pederzoli, coordinatore del circolo Loukanikos, insorgono contro il vicesindaco Matteo Sassi, loro compagno di partito, che ha proposto una soluzione di compromesso fra l'intransigenza referendaria dell'assessore democratico Mirko Tutino e la contrarietà alla ripubblicizzazione espressa da una parte dei sindaci del Pd, con i quali sembrerebbe schierato lo stesso sindaco Luca Vecchi.

«Il ritorno all'acqua pubblica - tuonano i due esponenti di Sel - è uno dei punti fondamentali su cui poggia la nostra alleanza con il Pd. Non lo si può annacquare. Non vorremmo mai che tutto il buon lavoro svolto da Tutino venisse sprecato o incanalato in piani alternativi».

Reggio, nel 2011, guidò con successo l'iniziativa referendaria, grazie anche all'appoggio della Cgil. Anche qui, però, la ripubblicizzazione dell'acqua si scontra con l'onere finanziario che i comuni reggiani dovrebbero sostenere. Per scorporare il servizio idrico da Iren sarebbero obbligati a compensare la multiutility per gli investimenti fatti sulla rete degli acquedotti.

La stima deve ancora essere fatta, ma si ipotizzano cifre cospicue, da 120 fino a 220 milioni, il che significherebbe pagare fino a 7 milioni di interessi, una cifra insostenibile per enti locali con l'acqua alla gola. Perciò Matteo Sassi ha ventilato la possibilità di un piano alternativo, che prevede di costituire una società non integralmente ma solo a maggioranza pubblica. Ne farebbe parte la società Agac infrastrutture, che appartiene al gruppo Iren e possiede la rete acquedottistica reggiana ereditata dalla vecchia Agac.

I suoi due compagni di partito bocciano la proposta soprattutto per motivi di principio: «Va difesa - dicono - una scelta fatta da tutti i cittadini con il referendum e un programma di governo della città che tra i suoi punti inseriva la definizione di un soggetto pubblico finalizzato alla gestione del servizio idrico. Un bene comune in mano a privati non ha la possibilità di essere fruito e tutelato in maniera del tutto trasparente, a cominciare dalle tariffe».

Lucia Lusenti e Pederzoli confidano anche nella fattibilità economica dell'operazione, che a loro avviso non costerebbe più di 120 milioni. «Tutino - dicono - si è già espresso più volte in questo senso. La ripubblicizzazione dell'acqua è una strada percorribile, anche se ci sono difficoltà».

E' dello stesso parere la Cgil. Il comitato direttivo della Camera del Lavoro ribadisce con forza il suo impegno espresso in occasione del referendum e proseguito poi insieme alla Rsu dei lavoratori di Iren nell'ambito del Forum provinciale per l'acqua. Il direttivo manifesta preoccupazione per la contrarietà di alcuni sindaci reggiani alla ripubblicizzazione del servizio idrico che, a suo parere, «ha il pregio di sottrarlo a logiche speculative e di riportare a livello locale il pieno controllo della politica degli investimenti».

Perciò la Cgil invita i sindaci a un confronto pubblico e li diffida dal tradire il risultato referendario e gli impegni assunti nei programmi elettorali e con le deliberazioni assunte dai consigli comunali e in sede di comitato locale di Atersir. Inoltre si oppone alla vendita, anche parziale, delle quote azionarie di Iren detenute dai comuni reggiani, che farebbe perdere la maggioranza assoluta della proprietà in mano pubblica.