Andare a Canossa, ecco la storica scalinata del perdono

Gli scavi del Cai e della Sovrintendenza nel settore orientale della rupe di Canossa hanno permesso di individuare la sinuosa e storica scala utilizzata dal re Enrico IV per raggiungere la contessa Matilde di Canossa e chiedere il perdono a papa Gregorio VII

CANOSSA. Umiliarsi, piegarsi di fronte a un nemico, ritrattare, ammettere di avere sbagliato, fare atto di sottomissione... In poche parole "Andare a Canossa"... Un modo di dire che deriva da un fatto storico, ovvero da quanto accaduto al castello di Canossa nell'inverno del 1077, 938 anni fa.

L'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti sulla neve, scalzo e vestito solo di un saio, prima di essere ricevuto e perdonato dal papa Gregorio VII, con l'intercessione di Matilde di Canossa la quale, quasi quarant'anni dopo, fra il 6 e l'11 maggio 1111 fu incoronata con il titolo di vice regina d'Italia dall'imperatore Enrico V, al Castello di Bianello.

Ora, la scalinata dell'umiliazione, quella percorsa da Enrico IV per arrivare in cima alla rupe su cui era stato costruito il castello di Canossa, è stata ritrovata grazie ai lavori di scavo promossi di recente dal Club alpino italiano (Cai) nell'antico borgo canossano. Scavi che hanno consentito di riportare alla luce una piccola scalinata scavata nella roccia, che conduceva all'ingresso principale del castello.

Il Cai, sottolinea il presidente Massimo Bizzarri, “è impegnato in attività culturali e scientifiche, non solo alpinistiche, fin dai tempi di Gaetano Chierici, sotto la cui guida nel 1877 iniziarono  gli scavi archeologici che portarono alla luce, nel corso degli anni, le attuali strutture castellane e posero le basi della istituzione dell’attuale Museo nazionale”.

Un impegno che è proseguito anche in anni più recenti e in particolare nel 2008-2010, quando, grazie ad un contributo della Fondazione Manodori, sono state attivate nuove ricerche che hanno consentito di individuare strutture sepolte e manufatti di grande interesse.

Nel 2011, con la Sovrintendena, il Cai ha condotto una ricognizione nel settore orientale che  ha permesso di scoprire  il luogo dove era presente l’antico borgo castellano, mai individuato né tantomeno indagato. E, sotto una coltre di muschi e licheni, è stata trovata una sinuosa scala scavata nella roccia che dal borgo conduceva direttamente al pianoro sommitale e all’ingresso principale del castello, con ogni probabilità i gradini che percorse  appunto Enrico IV in occasione del celebre episodio dell’umiliazione nel gennaio 1077.

Nonostante siano passati mille anni, il sedime è intatto e con le moderne tecniche di analisi sarà possibile ricostruire un quadro eccezionale di come si viveva ai tempi di Matilde, anche perché il borgo non era un semplice aggregato di casupole di legno, fango e paglia, ma era abitato anche dalle milizie e da persone importanti della corte matildica.

Tutte queste scoperte _ insieme all'inaugurazione della Sala Cai, un'esposizione sui ritrovamenti dal 1877 a oggi, e l'inizio del percorso Sentiero Natura Cai Rupe di Canossa _ saranno al centro della due giorni canossana promossa dalla Deputazione di Storia Patria e dal Cai di Reggio Emilia per il 6 e 7 giugno. Un appuntamento dal titolo "Canossa: segno, simbolo, storia", che si svolgerà al teatro comunale  di Canossa, nel nono centenario della morte della contessa Matilde, con la collaborazione con l'Istituto superiore di studi matildici, la Società reggiana di studi storici e la Provincia di Reggio Emilia.