Libertà, Volpe, Willi: cinque partigiani reggiani ieri e oggi

Il progetto del fotografo Antonio Sansica e il lascito morale: “Vi lasciamo questa eredità, fatene conto, perché adesso non è tutto regalato"

REGGIO EMILIA. E’ stata attraversata una vasta pianura, incontrando strade fitte di nebbia, montagne di ricordi brillanti di un periodo buio della storia italiana; la resistenza. Soprattutto incontrando uomini e donne, grandi un secolo, giovani e intrepidi che hanno combattuto all’unisono, per un ideale comune, l’antifascismo.


Le storie qui raccontate, sono sì storie d’altri tempi, ma per molti altri, purtroppo sono ancora la realtà, la vita di tutti i giorni al cospetto della tirannia e dell’ingiustizia; per cui è fondamentale ricordare che nessuna conquista è per sempre e perché resistere è anche una necessità, per difendere quello che altri vogliono continuamente toglierci.


Questo lavoro vuole raccontare una parte del periodo della Resistenza Italiana, anche chiamato “Secondo Risorgimento”. La Resistenza è descritta come quel periodo durante il secondo conflitto mondiale, dove diversi partiti e movimenti politico-militari, si unirono per combattere il nazifascismo. Prima dell’inizio della guerra partigiana, cominciò la Campagna d’Italia precisamente con il primo sbarco alleato nelle coste siciliane (10 luglio 1943).

Questo primo sbarco fu il principio dell’operazione Husky e l’inizio della guerra di liberazione; le truppe anglo-americane avanzarono da sud verso nord, respingendo le forze nazifasciste. La guerra partigiana ebbe inizio subito dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e subito dopo la firma dell’armistizio di Cassibile (3 settembre 1943). L’8 settembre 1943 il Regno d’Italia – allora alleato delle forze germaniche - si arrese ufficialmente alle forze armate Alleate (anglo-americane), esattamente il 9 settembre 1943, si costituì il C.L.N., ovvero il Comitato di Liberazione Nazionale.

Il C.L.N. fu l’organo che raggruppò le forze politiche di diverso orientamento politico (comunisti, socialisti, cattolici, badogliani, anarchici, liberali ed altri) creando le prime brigate partigiane, prevalentemente nelle regioni del nord dell’Italia. Cosi ebbe inizio la guerra partigiana,  due anni di lotte nelle montagne e nelle grandi città dell’Italia settentrionale, ma soprattutto nelle aree limitrofe alla famosa linea Gotica; nel 1944 il feldmaresciallo Albert Kesselring istituì una linea difensiva che attraversava la Toscana e l’Emilia Romagna, con lo scopo di rallentare l’avanzata alleata dal sud Italia, questa linea prese il nome di Linea Gotica. 

Furono anni estremamente difficili, le brigate partigiane erano spesso mal organizzate e scarsamente equipaggiate, al contrario della potenza bellica tedesca; fu’ infatti vitale il supporto dei civili, ma soprattutto degli eserciti alleati che riuscirono a rifornire i ribelli partigiani. L’Italia divenne finalmente libera il 25 Aprile del 1945, quando gli alleati e le forze italiane sconfissero gli ultimi schieramenti tedeschi nelle capitali dell’Italia settentrionale, dando il via alla nascita della repubblica e della costituzione italiana.
I caduti della resistenza furono circa 44700 e 21200 furono gli invalidi o mutilati.



Il fotografo Antonio Sansica ha voluto comporre questa storia, unendo passato e presente e cercando di creare un immaginario, l’immaginario resistenziale. Per raccontare tutto ciò ha messo a fuoco sugli eventi e le testimonianze di cinque combattenti della città di Reggio Emilia. La provincia Reggiana e i paesi dell’Appennino Tosco-Emiliano furono zone simbolo della resistenza e purtroppo anche teatro delle più tragiche rappresaglie nazifasciste, come l’eccidio dei fratelli Cervi e Marzabotto.  Reggio Emilia è decorata con la medaglia d’oro al valor militare per la guerra di liberazione, e vide cadere circa 620 dei suoi cittadini, lottando per la conquista della libertà.

Vai al progetto sul sito di Antonio Sansica

Per la realizzazione di questo progetto, sono stati fondamentali le collaborazioni con Istoreco e il suo archivio storico. Istoreco da diversi anni si occupa della ricerca e valorizzazione del periodo resistenziale in tutto il territorio reggiano, oltre all’organizzazione dei Viaggi della memoria.

Giovanna "Libertà" "Giorgio" Quadreri, 86. 284º Brigata Italo.


Giovanna era come molte donne una cosiddetta “staffetta partigiana”, ed era responsabile nel consegnare messaggi e/o documenti importanti alle forze partigiane in montagna e in città a Reggio Emilia. Giovanna fece anche parte alla famosa operazione Gufo Nero, guidata da truppe paracadutiste inglesi e partigiane per conquistare il comando tedesco della Linea Gotica, che appunto si trovava nei pressi di Reggio Emilia. “Io dico sempre ai giovani di stare lontani dalle droghe e dalle brutte abitudini, e di essere laboriosi; noi vi abbiamo fatto una bella Italia, che purtroppo si sta sgretolando.” Reggio Emilia 2015. AS

Francesco "Volpe" Bertacchini, 89. 144º Brigata Garibaldi Antonio Gramsci.


Francesco ha attivamente partecipato alla resistenza nei monti del parmense e del reggiano. Un giorno gli fu dato un ordine, del tutto inusuale, ovvero di piantare un nespolo in un zona teatro di un rastrellamento, per ricordare l’eccidio dei suoi compagni. Reggio Emilia 2015. AS

Giacomo "Willi" Notari, 88. 126º Brigata Garibaldi “Bedeschi”.

Giacomo partecipa alla guerra partigiana alla giovane età di 17anni; nel Maggio del 1944 raggiunge il fratello che già faceva parte delle brigate partigiane nei pressi di Cervarezza (RE). Dopo la guerra, ha svolto diversi incarichi politici ed è l’attuale presidente dell’ANPI di Reggio Emilia. “Vi lasciamo questa eredità, fatene conto, perché adesso non è tutto regalato.” Reggio Emilia 2015. AS

Giacomina Castagnetti, 89. Gruppo difesa delle donne.

Giacomina fu una staffetta partigiana, molto presente tra le truppe nei paesi della bassa reggiana. Ha vissuto fin da giovane i valori dell’antifascismo, grazie alle correnti politiche di suo fratello, infatti, consecutivamente arrestato come sovversivo. Durante la resistenza, Giacomina aveva il compito di tenere i rapporti con le famiglie e le truppe partigiane, e spesso di nascondere e trasportare rifornimenti ai ribelli. “La mia Liberazione è stata quando il gruppo dei settantacinque che hanno fatto la costituzione, dichiarò l’articolo specifico che dice “L’Italia ripudia la guerra come atto d’offesa verso un altro popolo”. Castelnovo Ne’ Monti (RE) 2015. AS

Bruno "Kira" Valcavi, 90. 26º Brigata Garibaldi.

Bruno, non ancora ventenne, fu arruolato come carabiniere nell’esercito, prestando servizio a Bologna e poi a Firenze. Nei mesi successivi all’armistizio, decide di fuggire e tornare in Emilia, dove inizio la sua guerra partigiana nelle località di Toano e Villa Minozzo (RE). “Dobbiamo essere coerenti con gli ideali di libertà ed emancipazione per i cittadini, perché la battaglia che abbiamo combattuto, l’abbiamo combattuta per la libertà di ognuno e non per un piccolo gruppo. Carpineti (RE)015. AS

©  Immagini d’archivio di Fototeca Istoreco, Reggio Emilia