"Quel giorno io ho pianto"

Il ricordo del partigiano Giorgio Morelli, detto "Il solitario"

REGGIO EMILIA Ed ho pianto.
Alle ore 17 del 24 aprile sono entrato in Reggio, primo patriota della montagna ad annunciare al popolo l'ora della Liberazione.
Ho percorso le vie della città, mentre ancora s'udiva al di fuori il rombo del cannone, ed ho gridato a quanti incontravo sul mio cammino che i patrioti scesi dalla montagna erano alle porte e stavano per entrare a compiere l'ultima tappa della riscossa nazionale.

Al primo apparire ho udito, sorpreso, una applauso forte e sincero che si è propagato veloce per le strade percorse; che è man mano cresciuto in un'onda di entusiasmo e di commozione.
Che si è tramutata dopo pochi minuti in un'atmosfera elettrizzata dalla più spontanea e sconosciuta gioia del popolo.

Ho gridato con tutta la mia voce la prima parola di libertà dopo tanti anni di schiavitù; ho recato ai fratelli della città l'annuncio dell'arrivo dei "Volontari della libertà".
Ho portato sul petto, per le contrade sino a ieri calpestate dallo straniero, il primo Tricolore, simbolo della vera Italia.

Ho visto questo popolo reggiano uscire in massa dalle porte, sbucare di corsa dalle vie, aprire tutte le finestre, gettare mazzi di fiori.
Ho visto centinaia di braccia protese in un vano arresto, ed i volti di questa gente dischiudersi in un sorriso indimenticabile.

Ho udito una marea di voci, di evviva, di grida, di sensazioni indicibili, e sopra tutto questo mi è giunto: il calore di un applauso instancabile che la mia giovinezza non ha mai raccolto.
Ed ho pianto.

Ho pianto perché l'ora che ho vissuto oggi è la sola che abbiamo attesa da tempo con ansia infrenata; che è rimasta chiusa, soffocata, imprigionata in noi durante le ore della nostra lotta clandestina; che è straziata da tutte le torture incise sui corpi dei martiri; che è vilipesa dalle rappresaglie dello straniero; che è incorporata dal sangue dei nostri caduti; ma è un'ora che, in questa primavera di elevazione, è sbocciata nella più rivoluzionaria purificazione a ridare al popolo fiducia nella Pace, nella Giustizia, nella Libertà.
In quest'ora, sino ad oggi sconosciuta o forse incompresa, il sacrificio silenzioso e sublime di tutti i miei fratelli di lotta, ha ricevuto nella manifestazione ardente del popolo la sua più alta consacrazione.

Questo il testo scritto dal partigiano Giorgio Morelli, detto “Il solitario”, nel ricordo di quel 24 aprile 1945, giorno della Liberazione di Reggio.