Tasi e Imu, incasso record da 55 milioni

Reggio si colloca al 35esimo posto tra le città capoluogo di provincia nella graduatoria pubblicata sul Sole 24 Ore

REGGIO EMILIA. Soltanto per le abitazioni di lusso si è pagato meno. Per tutte le altre la Tasi introdotta l'anno scorso ha comportato un esborso superiore del 15% rispetto all'Imu abolita nel 2013. Il totale è un record storico: 25,2 miliardi.

La penalizzazione dei ceti medio-bassi a favore dei più ricchi ha riguardato tutta l'Italia, compresa la nostra città, che è fra quelle in cui nel 2014 è stata più pesante la stangata di Tasi più Imu rispetto all'Imu del 2012.

A Reggio, infatti, le due imposte sugli immobili hanno procurato l'anno scorso alle finanze pubbliche un incasso complessivo di 55 milioni e mezzo, pari a 335,7 euro per abitante. Considerando l'introito pro-capite Reggio si colloca al 35esimo posto fra le città capoluogo di provincia, nella graduatoria pubblicata ieri dal Sole 24 Ore. C'è chi sta molto peggio. Padova, che guida la classifica, ha incassato circa il doppio, 668,3 euro a testa, per un totale di 141,4 milioni. Milano è terza con 631,2 euro.

Fra le città dell'Emilia-Romagna Bologna è in sesta posizione, con 494,6 euro e 185,2 milioni, Parma è 18esima (392,5 euro), Modena 29esima con 343,9 euro pro-capite e 62,5 milioni di entrate complessive. Nell'ambito della regione ci seguono solamente Forlì (312,5 euro) e Rimini (309,1).

Nella parte alta della graduatoria si trovano città del centro-nord insieme a Roma e Cagliari. Quelle in cui le imposte sugli immobili hanno reso meno sono tutte nel Sud, escluse Treviso e Aosta. A Palermo, penultima, il gettito è stato di soli 126,4 euro per abitante, a Crotone di 11,2.

Probabilmente le differenze dipendono anche dall'evasione fiscale, che l'Agenzia delle entrate stima complessivamente in 4,2 miliardi "una cifra importante, che, se recuperata, polverizzerebbe ogni record di entrate. A parte ciò, sulle sperequazioni ha influito sensibilmente il fatto che l'imposizione riguarda non solo le abitazioni, ma anche gli immobili ad uso commerciale e industriale.

E' comprensibile, quindi, che le aree più sviluppate assicurino incassi molto più consistenti. In ogni caso il gettito unitario non indica il conto medio per le famiglie, che è più contenuto, in quanto i negozi e i capannoni contribuiscono sensibilmente ad innalzare la media.

Un altro fattore da prendere in considerazione è costituito dalle rendite catastali, che costituiscono la base del calcolo di queste imposte. Meno di otto abitazioni su mille superano i mille euro di rendita, mentre il 51,2% non arriva a 400 euro. In ogni caso i 500 milioni non pagati dalle abitazioni principali sono stati abbondantemente compensati dgli 1,1 miliardi chiesti dalla Tasi a seconde case, negozi e imprese.