Gli americani pazzi per il Lambrusco con le sue bollicine

Ermi Bagni, direttore del Consorzio di Tutela Vini dell’Emilia «Premiati i vini freschi e di moderato grado alcolico»

VERONA. Al Vinitaly di Verona, che si è inaugurato domenica, c’è grande fermento nel settore del Lambrusco che sta vivendo un momento di grande interesse sia nel mercato interno che estero. «Proprio in questi primi giorni della manifestazione – spiega Davide Frascari presidente del consorzio dei vini reggiani – stiamo riscontrando un crescente interesse per il Lambrusco da parte degli americani. Un interesse che compensa le momentanee difficoltà che stanno ostacolando le esportazioni in Russia».

Oltre a questo aspetto economico Frascari sottolinea anche un fattore di tendenza dei consumi internazionali da sempre rivolti ad un Lambrusco abboccato ed ora sempre più attenti anche alla classica versione secca.

Con il direttore del Consorzio di Tutela Vini dell’Emilia Ermi Bagni invece abbiamo scambiato alcune battute sulla manifestazione.

Direttore, il Vinitaly è l'evento dedicato al vino più importante del mondo edanche quest'anno il Lambrusco è uno dei protagonisti più importanti. A cosa dobbiamo questo onore?

«Il proposito dei produttori di Lambrusco è quello di comunicare una sensazione di miglioramento: il comparto vitivinicolo interpreta le difficoltà dell’ultimo periodo come sollecitazione al rinnovamento per affrontare con maggiore efficacia e determinazione la competizione imposta dal mercato globale»

Questo anche grazie al Consorzio?

«Le imprese che si riconoscono nell’attività istituzionale svolta dai Consorzi per la tutela e la valorizzazione della denominazioni di origine legate al Lambrusco hanno scelto di adeguare i regolamenti di produzione alla normativa dell’Unione Europea creando così presupposti di certezza che hanno reso possibile significativi investimenti economici nel nostro territorio»

Prezzi soddisfacenti ?

«Anche nel 2014 si è confermato il trend di crescita dei prezzi di liquidazione delle uve Lambrusco conferite alle cantine sociali cooperative completato dal parallelo sviluppo del mercato all’ingrosso del vino che ha consolidato le quotazioni dei vini. E’ l’evoluzione naturale del “valore aggiunto” creato dalla Denominazione di Origine che è un patrimonio della collettività di un territorio e rappresenta una grande opportunità economica per i produttori disposti a seguire le regole del disciplinare di produzione».

E i consumi ?

«Il trend dei consumi premia i vini freschi e di moderato grado alcolico come il Lambrusco nei vini rossi e il Prosecco nei vini bianchi».

Cosa è cambiato e cosa sta ancora cambiando in questo settore ?

«Le imprese vitivinicole hanno interpretato al meglio il concetto della Denominazione di Origine basti pensare che tutte le uve Lambrusco sono rivendicate Doc o Igt. Si tratta di un atto di trasparenza che nasce dalle scelte dei produttori che in questo modo si impegnano a comunicare al consumatore la parte più pura delle nostre produzioni enologiche: l’origine».

A cosa devono puntare per il futuro i produttori del Lambrusco ?

«Valorizzare ed elevare la qualità della produzione vitivinicola del territorio. Dare identità internazionale ad un sistema che ha delle grandi potenzialità dal punto di vista imprenditoriale, turistico e culturale. Salvaguardare e tutelare le denominazioni di origine Dop e Igp collegate al Lambrusco».

Come Consorzio siete appena tornati dal Prowein. Che aria si respira ?

«Il Prowein ha confermato l’interesse per il Lambrusco anche se il mercato globale rende sempre più difficile mantenere i margini economici nelle trattative di vendita verso i paesi esteri».

Il mercato però è fatto di un equilibrio fra domanda ed offerta. Il prezzo del nostro vino penalizza i consumatori?

«Il consumatore nel momento della scelta su cosa comprare, ha una maggiore consapevolezza della qualità e del giusto rapporto qualità/prezzo: è disposto a bere meno ma bevendo meglio. Negli ultimi anni il Lambrusco è il vino maggiormente venduto in Italia nei punti vendita della Gdo, un riconoscimento alle imprese vitivinicole che hanno investito nella denominazione di Origine per valorizzare l’autenticità del prodotto legato al territorio».