Occhio al Lambrusco rappresentato a Verona da 24 cantine

Da anni è il vino più diffuso negli Usa, in Messico e in Brasile e da oggi è il più “osservato” insieme al Prosecco

REGGIO EMILIA. Grandi novità al Vinitaly che apre oggi a Verona se non altro da parte del padiglione dell’Emilia Romagna, il numero 1 situato come di consueto proprio all’ingresso principale della manifestazione, che quest’anno sarà, dopo alcuni anni di repliche, completamente rinnovato sia nella facciata esterna che al suo interno.

Una manifestazione particolarmente impegnativa per i produttori reggiani e per tutti quelli, quindi anche i modenesi, dell’area del Lambrusco che si conferma, assieme al Prosecco, il vino più interessante ed osservato del momento. Nei confronti del nostro prodotto c’è ancora uno straordinario interesse da parte dei consumatori innanzitutto ma anche i imbottigliatori e distributori che non possono fare a meno di questo importante tassello dell’enografia nazionale che da alcuni anni sta conoscendo una ribalta senza precedenti.

Per questo motivo al 49esimo Vinitaly sono presenti quasi tutte le cantine reggiane, 15 private e 9 cooperative, quasi tutte presenti anche nell’ormai famigliare area-vetrina interamente dedicata al Lambrusco dove le cantine reggiane e modenesi già da alcuni anni convivono.

I numeri del Lambrusco parlano chiaro, a Reggio nell’ultima vendemmia le cantine cooperative, che rappresentano la quasi totalità della produzione, hanno pigiato 1,55 milioni di quintali di uva, Modena 1,09, per complessivi 2,64 milioni di quintali di uva in quello che ormai è comunemente considerato “il distretto del Lambrusco”.

«Il Lambrusco in Italia, come tutti i vini - sottolinea Davide Frascari presidente del Consorzio vini Reggiani ma anche di quello di tutela dei vini dell’Emilia - segna un calo nei consumi. I dati certificati del quantitativo di Lambrusco imbottigliato vede però un incremento del 22% che pur non corrispondendo ad un incremento dei consumi per il territorio rappresenta un traguardo importante. L’incremento del quantitativo di Lambrusco imbottigliato è in effetti dovuto al nuovo disciplinare che finalmente prevede che la dolcificazione è stata effettuata con Lambrusco “vero” ed è grazie a questo che parte del “sommerso” è venuta a galla. Il miglioramento qualitativo del Lambrusco Igp, grazie alle nuove regole del disciplinare di produzione, potrebbe anche avere spostato una parte dei consumi dei Lambruschi doc verso questa categoria di prodotto per fattore prezzo».

«Da molti anni il Lambrusco - spiega Ermi Bagni direttore del Consorzio Tutela Vini Emilia alla vigilia del Vinitaly - per quantità, è il vino maggiormente commercializzato in Italia dalla Gdo ed è in assoluto il maggiormente diffuso in Usa, Messico, Brasile».