Nel ghetto degli ebrei in cerca di eroi sconosciuti

Gli studenti reggiani protagonisti dell’esperienza organizzata da Istoreco Alice Ferri (liceo Moro): «Fra tanta brutalità non hanno mai smesso di lottare»

Luogo di morte, di genocidio. Ma anche di “voglia di vivere, di resistere alla pazzia”. Si sono trovati di fronte un mondo pieno di sfumature, di opposti, non monolitico come probabilmente si pensa, gli oltre 350 studenti delle scuole superiori impegnati in questo momento nel primo turno del Viaggio della Memoria di Istoreco, a Cracovia e Auschwitz. Un nome, quest'ultimo, che evoca l'orrore infinito, “il più grande cimitero senza tombe del mondo”: nel solo campo di Birkenau è morto oltre un milione di persone.

Cracovia e Auschwitz non sono solo oppressione e sterminio, però. Tutt'altro. Sono anche luoghi densi di storie di coraggio, di dignità, di senso di giustizia. Come hanno scoperto le ragazze della quarta B del liceo Moro. Oltre a Auschwitz e Birkenau hanno potuto conoscere le vicende dei quartieri ebraici di Cracovia, della loro resistenza sino all'ultimo.

«Il nostro gruppo ha visitato assieme il quartiere di Podgorze nel quale aveva sede il ghetto ebraico costruito dai nazisti dopo l'occupazione. La guida ci ha mostrato la piazza principale, nella quale i nazisti portavano gli ebrei prima dello smistamento dei campi. All'angolo c'è un palazzo che passerebbe inosservato se non per una grande insegna sovrastata da una targa commemorativa», racconta Alice Ferri. Un’insegna in omaggio al coraggio: «In quell'angolo ho capito come gli ebrei non abbiano soltanto subìto limitandosi ad avere paura ma come i più giovani, più carichi della voglia di vivere, abbiano voluto resistere a quella pazzia, tanti giovani ragazzi e ragazze si radunavano in quell'edificio per cercare con tutte le loro forze un modo per resistere. E sono riusciti oltretutto a portare a termine delle azioni di guerriglia contro le SS tedesche».

«Ho capito così – aggiunge Alice – come gli ebrei non si siano limitati a subire la furia che li stava travolgendo ma abbiano tentato di opporsi e combattere per il loro diritto di essere uomini e vivere».

Un diritto che ha coinvolto tutti, senza razze né bandiere, come conferma «la solidarietà mostrata da alcuni polacchi non ebrei nei confronti di coloro che lo erano e che erano travolti da questa cieca furia sterminatrice solo per per la colpa di non appartenere alla razza pura». Una grande figura è quella di Tadeusz Pankiewicz, farmacista non ebreo del ghetto di Cracovia, rimasto nel quartiere. «Abbiamo visitato il museo costruito nella sua farmacia, e scoperto la sua storia: si è impegnato durante la persecuzione nazista ad aiutare nascondendo, fornendo provviste e recapitando messaggi, gli ebrei lì residenti».

Un altro nome è ben più celebre, grazie al cinema: Oskar Schindler, che con il pretesto di assumere nella sua ditta 1.100 ebrei per produrre prima stoviglie poi munizioni, li proteggeva dallo sguardo nazista. «Penso sia importante ricordare questi eroi che in tali situazioni sono riusciti a distinguersi salvando la vita di altri mettendo a rischio la propria. Non so se in quell'ambito avrei avuto la forza di questi uomini, questa grande capacità di reagire», si chiede, legittimamente, Alice.

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VIAGGIO DELLA MEMORIA

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