Da Reggio a Brescello, ecco i tentacoli del clan

La nuova geografia del potere dei clan: in Val d’Enza alcuni capi dell’organizzazione

REGGIO EMILIA. Da Cutro a Reggio. Diventando un’organizzazione autonoma, indipendente. Imprenditoriale. L’ndrangheta calabrese è approdata in terra d’Emilia molto tempo fa: oltre trenta, come ha ribadito il procuratore capo della Dda di Bologna Roberto Alfonso. E l’operazione “AEmilia” – nelle pagine dense di particolari e ritratti inquietanti dell’ordinanza del pm Alberto Ziroldi – ha disvelato anche la geografia, nella nostra provincia, di un’organizzazione che ormai è dappertutto.

QUATTRO CASTELLA. L’infiltrazione e il radicamento della malavita calabrese parte dalla collina. E da una data decisiva che oggi sembra lontana: 9 giugno 1982. Coincide con l’arrivo nel Reggiano di Antonino Dragone, che si stabilisce a Montecavolo di Quattro Castella. Il boss calabrese viene mandato qui al confino. Soggiorno obbligato, si chiama.

Si trasformerà, invece, nell’occasione per concepire e fondare il gruppo mafioso emiliano. «Oltre 32 anni – ha detto il procuratore Alfonso – nel corso dei quali l’associazione si è, via via, sviluppata, crescendo come una metastasi nel corpo sano di quella parte dell’Emilia che da Reggio, passando per Parma e Piacenza, giunge fino alla riva lombarda del Po». Di lì a poco, Dragone sarà arrestato per omicidio e associazione a delinquere.

BRESCELLO. Il capo clan, sei mesi dopo essere uscito dal carcere, venne freddato con un bazuka sulla strada che da Cutro porta al mare. Era il maggio del 2004. Fu il culmine della lotta intestina tra i clan Dragone e Grande Aracri. A emergere fu Nicolino Grande Aracri, un tempo uomo di fiducia di Dragone. La base operativa dei Grande Aracri, da decenni, è Brescello.

E’ qui che vive il fratello di Nicolino, Francesco Grande Aracri, colpito un anno e mezzo fa da un sequestro preventivo di beni da 3 milioni di euro disposto dalla Dda su indagini dei carabinieri del comando di Reggio e oggi sotto sorveglianza speciale. E qui che vivono anche altri parenti, come il fratello Rosario Grande Aracri e il nipote Salvatore, sottoposti a fermo del pm mercoledì nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Brescia scattata contestualmente, e collegata, a quella di Bologna. Ed è a Brescello che i carabinieri, mercoledì prima dell’alba, sono andati a prendere Alfonso Diletto: è considerato capo di zona dell’organizzazione, per la Bassa reggiana.

GUALTIERI. Nella Bassa, altri arresti si sono registrati nella zona di Gualtieri: come quello di Antonio Muto classe 1971 ( sono diversi i Muto Antonio finiti nell’inchiesta, omonimi e legati dall’organizzazione ).

REGGIOLO. Anche Reggiolo è la roccaforte di un altro calabrese che, rivela l’inchiesta della Dda di Bologna, è legato all’organizzazione: quello dell’imprenditore edile Giuseppe Iaquinta. La sua ditta era già stata colpita dall’interdittiva dell’ex prefetto di Reggio, Antonella De Miro, che lo escludeva dalla white list per la ricostruzione post-terremoto. E’ ritenuto un affiliato all’organizzazione, in costante contatto con gli altri affiliati e Nicolino Sarcone.

BIBBIANO. E’ qui che vive il boss Nicolino Sarcone. Non un nome da poco. Sulle spalle ha una condanna a otto anni e 8 mesi in primo grado, nell’ambito dell’inchiesta “Edilpiovra”. Nei mesi scorsi, il patrimonio suo e dei fratelli era stato colpito da un provvedimento di sequestro preventivo, dalla Dia di Firenze. Ora, è stato arrestato assieme al fratello Gianluigi grazie alle indagini della Dda di Bologna e dei carabinieri. E’ considerato il capo zona per Reggio. Un punto di riferimento per altri sottoposti.

MONTECCHIO. Ma la Val d’Enza è indubbiamento uno snodo importante dell’organizzazione: a Montecchio abitano nomi del peso di Michele Bolognino, Giuseppe Giglio e i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli. Tutti colpiti da ordinanza di custodia. Ma Palmo Vertinelli, che una settimana fa era stato colpito dal sequestro di beni della Guarda di finanza, non si fa trovare.

REGGIO. Non resta certo fuori Reggio. La lista degli affiliati che vive nel capoluogo è lunga e dislocata soprattuto lungo la via Emilia verso Parma. Qualche nome: Antonio Valerio, Antonio Gualtieri, Pasquale Brescia con il suo locale “Antichi sapori”.