Un appartamento per aiutare le madri uscite da comunità

QUATTRO CASTELLA. Dare alle mamme in difficoltà un appartamento in cui possano abitare prima di diventare completamente autosufficienti. È questo l’obiettivo del Comune di Quattro Castella che, per...

QUATTRO CASTELLA. Dare alle mamme in difficoltà un appartamento in cui possano abitare prima di diventare completamente autosufficienti. È questo l’obiettivo del Comune di Quattro Castella che, per aiutare le donne a reinserirsi in società dopo un periodo trascorso in comunità di recupero, ha deciso di mettere a disposizione dell’Associazione “Il Giardino di San Giuseppe” un alloggio.

«Spesso, nei casi di nuclei familiari in condizioni di fragilità ospitati presso le strutture di recupero, si riscontra l’esigenza di un passaggio intermedio tra la fine del periodo di vita comunitaria e l’inizio di una vita completamente autonoma – commenta il vicesindaco di Quattro Castella, Tommaso Bertolini –. Da qui è nata l’idea di mettere a disposizione un alloggio, che abbiamo definito “ponte”, per accompagnare le madri e i loro bambini verso l’indipendenza».

Complice anche la crisi, infatti, una volta raggiunta l’autonomia personale, le madri non hanno spesso le possibilità materiali per sostenere le spese dell’affitto e di mantenimento della famiglia.

La ricerca di lavoro, inoltre, richiede oggi tempi più lunghi rispetto al passato, e non si può attendere per sempre in comunità il raggiungimento di una sufficiente stabilità economica.

«Il rischio – spiega il presidente dell’associazione “Il Giardino di San Giuseppe”, don Filippo Manini – è che il nucleo familiare venga indirizzato ad altre comunità, case della carità o, nei casi peggiori, smembrato con una regressione dai progressi fatti e le prevedibili conseguenze in termini di sofferenza, in particolare dei figli minori, e, non da ultimo, con grande spreco di risorse economiche per il Servizio Sociale e quindi per la comunità intera».

«L’appartamento-ponte situato a Montecavolo, il cui affitto sarà pagato al Comune dall’associazione – aggiunge la vicepresidente Antonella Pirani – ospiterà un nucleo singolo per un periodo di tempo limitato a sei mesi, prorogabile al massimo fino a un anno. Durante tale periodo non verrà meno l’assistenza psico-educativa già garantita in comunità, che però verrà gradualmente ridotta e dilazionata nel tempo».

La presenza dell’educatore, tuttavia, si ridurrà ad alcune ore settimanali per valutare l’andamento dell’adattamento del nucleo alla nuova situazione e, via via che i vari obiettivi saranno raggiunti (capacità di gestione della casa, pulizia e cura degli spazi, rispetto degli impegni professionali, consolidamento di una rete di sostegno a madre e bambini) andrà estinguendosi lasciando alla madre sempre maggiore autonomia per potersi rifare una vita in comunità.

«Qualora il nucleo si dovesse dimostrare inadatto a vivere nell’appartamento oppure dimostrasse di non rispettare le regole concordate – conclude Antonella Pirani – il progetto verrà interrotto» e si procederà ad assistere altri progetti. (m.r.)