Blitz anticosche: in un’interdittiva tutti i collegamenti con i clan calabresi

Il prefetto De Miro nel 2010 evidenziava rischio infiltrazioni: l’imprenditore Palmo Vertinelli fece ricorso, poi rigettato da Napolitano
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MONTECCHIO. Nessuna condanna per mafia, ma una lunga lista di denunce e un fermo, datato 2000, quando il suo nome finì nelle carte dell’inchiesta “Scacco Matto” condotta dai carabinieri del comando provinciale di Crotone coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che coinvolse 47 soggetti tra cui elementi di spicco come Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri, Pasquale Nicoscia e Rosario Capicchiano per diversi reati tra cui l’associazione a delinquere di tipo mafioso.

Ecco chi è Palmo Vertinelli, cutrese classe 1961 “emigrato” nel Reggiano nell’ormai lontano 1982 e dove vive con moglie, figli e altri parenti stretti nonostante la residenza risulti ancora in Calabria. Sebbene il processo, con sentenza del 2003, lo abbiamo assolto dal 416 bis, la vicenda in questione pesa al punto che nel 2010 l’allora prefetto di Reggio, Antonella De Miro, sulla base delle risultanze investigative dei carabinieri del comando provinciale di Reggio firma un’interdittiva antimafia per il rischio di infiltrazioni nell’azienda di cui Palmo Vertinelli è rappresentante e presidente del consiglio di amministrazione: la stessa “Vertinelli Srl” della quale oggi, con provvedimento della procura reggiana, vengono sequestrate le quote di partecipazione collegate all’imprenditore cutrese.

L’interdittiva in questione prende atto che l’imprenditore è uscito assolto dalla vicenda “Scacco matto”, ma rileva anche come nell’ordinanza di custodia cautelare in questione Vertinella «è indicato quale soggetto deputato a gestire gli affari economici, in particolare nel settore degli appalti pubblici e privati, per conto del gruppo criminale mafioso dei Grande Aracri egemone nella zona di Cutro e operativo in Reggio Emilia».

Non è il solo passaggio cruciale del documento del 4 agosto 2010. Si citano anche le intercettazioni che coinvolsero Vertinelli e che, si legge, «dimostrano come il suddetto fosse ben a conoscenza di numerose questioni interne alla cosca dei Grande Aracri e specificamente su argomenti che difficilmente possono essere conosciuti da soggetti estranei al gruppo deliquenziale».

Il nome di Palmo Vertinelli entra anche in un’altra inchiesta: l’operazione Pandora della Squadra mobile di Reggio che - si legge nell’interdittiva - fece emergere «rapporti di compiacenza criminale» di Vertinelli e di altri in materia di false fatturazioni. E, sempre in materia di false fatturazioni, esiste anche una denuncia questa volta però delle Fiamme gialle a carico dello stesso imprenditore per il reato di dichiarazione fraudolenta.

E’ ancora nelle intercettazioni relative all’operazione Pandora (riportate nel 2009) che emerge «una grande confidenzialità» tra Palmo Vertinelli e Michele Pugliese, che nell’ambito di quella operazione venne pure arrestato. Vicinanza rivelata anche dal pentito Angelo Cortese.

Nell’interdittiva si fa inoltre riferimento al fratello di Palmo, Giuseppe Vertinelli – coinvolto nell’operazione “Grande Drago” condotta tra il 2003 e il 2004 dalla Dda di Catanzaro di concerto con più questure tra cui Reggio e in cui figurava come “vittima” di estorsioni – e all’assunzione nella ditta Edilizia Vertinelli Srl di «soggetti pregiudicati e particolarmente controindicati per via della loro contiguità con organizzazioni di tipo criminale mafioso quali Valerio Antonio, Bolognino Michele e Pecoraro Giorgio».

Gli organi investigativi avevano poi evidenziato un «ruolo ambiguo» di alcuni imprenditori edili di Reggio e tra questi proprio i Vertinelli: «nel senso che più che vittime dell’organizzazione mafiosa essi appaiono pienamente disponibili a garantire, quando richiesto, un aiuto finanziario e non solo».

E’ sulla base di questi e altri elementi che l’ex prefetto Antonella De Miro alla richiesta di informativa antimafia arrivata nel 2010 dal Comune di Crotone, dove la Vertinelli doveva costruire un centro polivalente, risponde con una interdittiva. L’imprenditore, in seguito, fece un ricorso straordinario al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I suoi uffici, sentiti il parere del Consiglio di Stato, però lo rigettarono, nel luglio 2013.