«Scale e ghiaia, il cimitero è inaccessibile ai disabili»

Montecchio: la protesta di una donna che ha la mamma invalida e in carrozzina «Per entrare con l’auto dobbiamo rinnovare ogni anno il permesso: è assurdo»

MONTECCHIO. Ha perso i genitori, il marito e il fratello. La vita è andata avanti, i giorni sono diventati anni, ma il ricordo dei suoi cari non è mai svanito. È sempre andata a trovarli al cimitero, ha sempre curato le loro tombe con l’attenzione affettuosa che si riserva solo a chi si è amato davvero. Poi, però, il tempo tiranno che non aveva potuto scalfire la sua dedizione ha intaccato il suo corpo e l’ha costretta su una carrozzina. E allora è diventato difficile recarsi al cimitero. Soprattutto perché, a ostacolare questo suo sacro diritto, ci si è messa non solo la scarsa attenzione ai disabili, ma anche la burocrazia. «Mia madre è affetta da una patologia, certificata e riconosciuta come cronica, che le impedisce la deambulazione e la costringe a usare la carrozzella – spiega la figlia, Angela Ferretti – Ciononostante è suo desiderio far visita, quasi settimanalmente, alle tombe dei nostri familiari che si trovano nel cimitero comunale di Montecchio. Ma mia madre non può entrare con la carrozzina perché per accedere ci sono solo scalinate o viali di ghiaia, e così bisogna portarla in auto».

O si è giovani e in gamba, insomma, oppure il cimitero diventa un luogo irraggiungibile. Ma non è tutto. «Per accedere al cimitero con un automezzo – continua Angela Ferretti – l’amministrazione comunale rilascia un’autorizzazione annuale, condizionata alla produzione di un certificato medico che attesti la patologia invalidante. Risulta evidente come la richiesta del Comune appaia paradossale, ingiusta e burocraticamente stupida. Sì – ripete arrabbiata – stupida. Perché ogni anno deve essere ripetuta la richiesta di un permesso che risponde a una necessità ormai purtroppo permanente? Perché ogni anno deve essere prodotto un certificato apposito che attesti quello che è già stato attestato da una certificazione di invalidità permanente? Perché per ottenere la possibilità di compiere un atto come la visita ai propri cari defunti, devono essere richiesti adempimenti burocratici che comportano inutile impiego di tempo, una superflua visita medica, uno spreco di soldi (il certificato rilasciato dal medico di base va pagato e fino a qualche anno fa andava pagato anche un bollo per il permesso), oltre che un disagio fisico e morale per mia madre, che vorrebbe solo poter andare a trovare suo marito, suo fratello e i suoi genitori?».

Dopo aver rispettato e ripetuto, per cinque anni, queste assurde richieste burocratiche, Angela Ferretti ha deciso di ribellarsi. «Prima del giorno dei morti ho scritto una mail al sindaco per raccontargli il nostro disagio e chiedergli se c’era la possibilità di far diventare permanente il permesso di mia madre – spiega – Lui mi ha subito risposto con un’altra mail, dicendomi che a breve mi avrebbe fatto sapere qualcosa. Peccato che da allora non ho più sentito niente».

Martina Riccò