"Auschwitz cominciava a Reggio Emilia", folta partecipazione

Un centinaio di persone alla camminata storica che precede l'installazione delle "pietre d'inciampo" per ricordare i luoghi dove vissero le vittime "comuni" dello sterminio nazista

REGGIO EMILIA. Il centro di Reggio come luogo di memoria, per persone morte ad Auschwitz/Birkenau, anziani ebrei uccisi dai nazisti appena arrivati al più celebre e terribile dei campi di sterminio. Più di cento persone, da ragazzi delle superiori ad adulti interessati alla storia locale, hanno potuto conoscere un lato spesso dimenticato delle vie e delle piazze più antiche della città, grazie all’iniziativa di Istoreco “Auschwitz cominciava a Reggio Emilia” e allo scrittore Paolo Nori.

Al centro, una passeggiata che da viale Montegrappa ha portato sino al teatro Valli, sulle tracce di nove ebrei reggiani che da gennaio verranno ricordati con delle pietre d’inciampo, l’opera d’arte collettiva che in tutta Europa commemora – con piastre di ottone rialzate dal terreno – le vittime del nazismo nel luogo in cui hanno vissuto liberamente per l’ultima volta. Il 9 gennaio nel reggiano verranno posate dieci pietre direttamente dal loro ideatore, il tedesco Gunter Demnig; nove in città e una a Correggio, per Laura Filzi.

“Auschwitz cominciava a Reggio Emilia” ha offerto un piccolo promemoria, con parole e con la visita diretta, su queste storie. Il lungo biscione di partecipanti è partito da viale Montegrappa 18, nella casa dove vissero le tre anziane sorelle Ada, Olga e Bice Corinaldi. Ha continuato sino a via Emilia San Pietro 22, di fronte all’abitazione di Benedetto Melli e Lina Jacchia, e poi – passando per via Emilia Santo Stefano – verso via Monzermone 6 e 8.

Qui, in una delle strade dell’ex ghetto ebraico cittadino, si è parlato di Oreste Sinigali, di Beatrice Ravà, affittacamere, e delle sue figlie Iole e Ilma Rietti. In ogni fermata, infatti, è stata raccontata la loro vita e la loro fine, grazie alle voci di Elisabetta Del Monte, Matthias Durchfeld e Alessandra Fontanesi di Istoreco.
La conclusione, con una riflessione più ampia sulla memoria e sul ricordo, è stata ospitata dal primo piano del teatro Valli, sostenitore dell’iniziativa.

Al centro, le parole dello scrittore Paolo Nori, che da anni partecipa ai Viaggi della Memoria verso Auschwitz e che per l’edizione 2015 collaborerà con Istoreco sia nella fase preparatoria che in un laboratorio di rielaborazione al ritorno dalla Polonia degli studenti reggiani.

Nori ha letto un lungo testo scritto proprio per la camminata cittadina. Ha creato un lungo filo poetico dove appendere ricordi e aspirazioni personali, pensieri sulla memoria – storica e “quotidiana” – e le emozioni che una visita a un luogo “assoluto”, i campi di Auschwitz e Birkenau, possono suscitare in una persona. E cambiare magari l’approccio con cui si affrontano tanti temi. Questo per ricordare vittime innocenti e innocue, catturate da italiani che le consegnarono ai nazisti, al treno che da Fossoli li portò alla morte: «Beatrice Ravà era alta 145 cm, le sorelle Corinaldi sui 140 cm. Erano anziane, piccole, il Reich le ha eliminate perché le riteneva un pericolo mortale».