Sciopero in tono minore per il pubblico impiego

Poche adesioni alla manifestazione della Cisl e degli autonomi Gilda e Snals La spiegazione: «Ci ha penalizzato il fatto che la protesta non fosse unitaria»

REGGIO EMILIA. Ieri non è stata alta la partecipazione dei lavoratori del pubblico impiego e della scuola allo sciopero nazionale indetto dalla Cisl e dai sindacati autonomi della scuola Gilda e Snals. Maria Rita Bortolani, segretaria provinciale della Cisl-scuola, ammette: «Non disponiamo ancora di dati complessivi. Tuttavia le prime segnalazioni dimostrano un'adesione modesta. Nelle assemblee avevamo registrato il malcontento per il blocco dei contratti, che ha congelato gli stipendi per sei anni riducendone sensibilmente il potere d'acquisto. Tuttavia probabilmente il fatto che l'iniziativa non fosse unitaria ci ha penalizzati, aumentando la sfiducia». Anche Davide Battini, segretario della funzione pubblica-Cisl, rimarca il ruolo negativo giocato dalla mancata intesa con Cgil e Uil. «Tuttavia - sottolinea - in alcuni comparti della sanità e degli enti locali abbiamo verificato una partecipazione significativa. Bisogna considerare il fatto che sono molti, soprattutto nella sanità, i servizi essenziali che non si possono interrompere». Come nel resto d'Italia, la manifestazione è culminata alle 11 in un presidio davanti alla prefettura, in corso Garibaldi. Alle 11,30 Giorgio Orrù, che svolge le funzioni del prefetto nella sede di Reggio attualmente vacante, ha ricevuto la rappresentanza sindacale formata da Margherita Salvioli, segretaria provinciale della Cisl, Davide Battini, Maria Rita Bortolani e Antonio Bonfrisco della Gilda. «Il colloquio - riferiscono i sindacalisti - è stato molto cordiale e s'è concluso con l'impegno del dottor Orrù di trasmettere al ministero dell'Interno una relazione per illustrare i motivi della protesta». «Abbiamo trovato - rileva Bonfrisco - un interlocutore molto attento e gentile, che condivide la nostra preoccupazione per il blocco dei contratti. Anche il personale della Prefettura, infatti, ne soffre».

«L'ho visto provato - incalza Margherita Salvioli - per il sovraccarico di lavoro. La nostra prefettura, infatti, è un esempio chiaro delle conseguenze della riduzione del personale dovuta ad anni di blocco del turn over. Gli uffici sono sguarniti in un momento in cui sono tante, ad esempio, le pratiche di immigrazione. Allungandosi i tempi per il controllo dei documenti, gli immigrati che sono in regola si vedono ritardato l'accoglimento della loro domanda».

La protesta riguardava anche il rifiuto del Governo di aprire un tavolo di confronto con i sindacati. «Abbiamo evidenziato - scrive Maria Rita Bortolani - la mancanza di dialogo, di coinvolgimento delle parti sociali e un atteggiamento di chiusura a qualsiasi prospettiva di vera riforma della pubblica amministrazione». (l.s.)