Un piano da 600mila euro per una città senza barriere

Il progetto triennale è stato illustrato ieri da Luca Vecchi e Annalisa Rabitti. Dalla mappatura dell’esistente a una campagna di sensibilizzazione

REGGIO EMILIA. "La difficoltà è personale, l'handicap è sociale". La realtà di Reggio, non la peggiore nel nostro paese, in molti casi è ancora questa. La frase di una ragazza reggiana - che non può parlare, ma scrivere e pensare sì - fotografa fedelmente la situazione in cui vivono i disabili e potrebbe essere lo slogan di "Reggio Emilia città senza barriere". Il progetto di mandato che da qui al 2019 punta a superare barriere architettoniche, mentali ed etiche per fare di Reggio un comune pilota in Italia e Europa in questa battaglia di civiltà. E se per abbattere le barriere architettoniche nel Piano triennale che sarà approvato a breve, il Comune investirà 200mila euro l'anno, per demolire quelle culturali lo sforzo sarà più lungo e faticoso.

Intanto si parte da una mappatura sull'esistente per rendere la città accessibile, realizzate grazie ad uno stage che vede protagonisti gli studenti di ingegneria di Unimore: l’obiettivo sarà individuare le barriere da eliminare ed evitare di crearne delle nuove. Alla mappatura si affiancherà una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei commercianti per rendere più accessibili gli spazi commerciali.

Il Progetto punta a diventare una filosofia di vita quotidiana per la città e cercherà da un lato di mettere a sistema le tante esperienze positive in essere e dall’altro di dare risposte concrete. «Evitando che questo progetto resti una enunciazione di principio», hanno sottolineato ieri nel presentarlo, (in vista della Giornata internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre), il sindaco Luca Vecchi e il consigliere comunale con delega alle disabilità Annalisa Rabitti.

I nove tavoli di lavoro aperti su cui si articola il progetto intorno ai quali da metà gennaio cominceranno a discutere un centinaio di persone e che coinvolgeranno Istituzioni, Ausl, Asmn - Irccs, scuole, asili, Università, Ordini professionali, associazioni e fondazioni culturali e sportive, Dar Voce, Onlus e famiglie, avranno il compito di costruire un progetto pilota e individuare misure di breve periodo.

Le prime proposte sul tavolo vanno dalla creazione di uno sportello unico di consulenza e accompagnamento delle famiglie (per guidarle nell'utilizzo dei servizi a disposizione e a superare il senso di abbandono di chi si trova alle prese con un parente disabile), all'utilizzazione dei bus già dotati di pedane e informazioni audio, per rendere in tempi brevi alcune linee urbane completamente accessibili ai disabili, fino ad affrontare il problema dell'inserimento scolastico e lavorativo.

Il progetto "Reggio Emilia città senza barriere" che ha il pregio di essere pensato utilizzando cuore e cervello, si pone il problema di come prendersi cura di una persona disabile e di investire sulla prevenzione, per fare in modo che un disabile non sia vissuto come problema ma come opportunità.

I nove tavoli di lavoro toccano svariati temi: mobilità, barriere architettoniche, formazione, accoglienza, educazione, percorso vita, lavoro, sport cultura e tempo libero e sono raggruppabili in quattro macro aree: città, sanità, progetto vita e cultura. Tutte questioni che si intrecciano l'un l'altra per consentire una vita dignitosa e autonoma e che chiedono di riprogettare servizi e percorsi a misura di disabile. Come per l'inserimento lavorativo dei portatori di handicap. Non a caso a questo tema (già 80 persone hanno chiesto di partecipare) sono dedicati due tavoli. Il primo sull'attuale sistema inserimento lavorativo e il secondo per individuare forme di lavoro compatibili con le disabilità più gravi.